La “buona novella” dell’Ebraismo

Quando si parla di “buona novella” e di “salvezza“, in genere si pensa immediatamente al nucleo fondamentale del Cristianesimo, cioè al messaggio di redenzione spirituale che i seguaci di Gesù di Nazareth iniziarono a predicare circa duemila anni fa. Il termine “Vangelo” (dal greco eu anghélion) ha infatti il significato letterale di “lieto annuncio” o “buona notizia”, a dimostrazione di quanto l’idea di un messaggio salvifico da proclamare sia indissolubilmente legata alla fede cristiana fin dalle sue origini. Eppure, nell’utilizzare tali espressioni, gli autori del Nuovo Testamento non introdussero qualcosa di completamente nuovo, ma rielaborarono concetti già presenti nella Bibbia ebraica per applicarli alla loro dottrina, come si può notare da un brano dell’Epistola ai Romani:

“Poiché non c’è distinzione fra il Giudeo e il Greco, perché uno stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato». Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E come udiranno, se non c’è chi predichi? E come predicheranno, se non sono mandati? Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che annunziano la pace, che annunziano buone novelle!»” (Romani 10:12-25).

Rivolgendosi ai discepoli di Roma, Paolo di Tarso collega esplicitamente la buona notizia del messaggio cristiano con il verso di Isaia 52:7, che recita: “Quanto sono belli sui monti i piedi del messaggero di buone novelle, che annuncia la pace, che reca belle notizie di cose buone, che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Il tuo Dio regna!»”.
In realtà, questo passo non rappresenta affatto un caso isolato. Infatti, benché l’espressione “buona notizia” sia spesso utilizzata per indicare semplici annunci trasmessi da comuni messaggeri (2 Samuele 4:10; Proverbi 25:25), e il termine “salvezza” indichi generalmente l’atto di sfuggire alle insidie di nemici terreni (Esodo 15:2; 2 Samuele 22:3), il tema del “lieto annuncio” e della “salvezza di Dio” ricorre in molte occasioni all’interno della Bibbia ebraica con un significato più elevato e universale. Nei Salmi, in particolare, si dichiara: “Affinché si conosca sulla terra la tua via, e la tua salvezza fra tutte le nazioni” (67:2); “Cantate ad HaShem, benedite il suo Nome; annunciate di giorno in giorno la sua salvezza” (96:2); “HaShem ha fatto conoscere la sua salvezza e ha manifestato la sua giustizia alle nazioni” (98:2).

Qual è, allora, nelle Scritture ebraiche, il significato di questa “buona notizia” da annunciare ai popoli, a prescindere dalla successiva reinterpretazione in chiave cristiana da parte degli autori del Nuovo Testamento? Per comprenderlo, è utile partire proprio dal famoso verso di Isaia citato da Paolo. Leggendo il brano nel suo contesto originario, possiamo scoprire senza difficoltà il contenuto della lieta novella proclamata dal messaggero:

Quanto sono belli sui monti i piedi del messaggero di buone novelle, che annunzia la pace, che reca belle notizie di cose buone, che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Il tuo Dio regna!». Ascolta! Le tue sentinelle alzano la voce e mandano insieme grida di gioia, perché vedono con i loro occhi HaShem che ritorna a Sion. Prorompete insieme in grida di gioia, o rovine di Gerusalemme, perché HaShem consola il suo popolo e redime Gerusalemme. HaShem ha messo a nudo il suo santo braccio agli occhi di tutte le nazioni; tutte le estremità della terra vedranno la salvezza del nostro Dio. Partite, partite, uscite di là, non toccate nulla d’impuro! Uscite di mezzo a lei, purificatevi, voi che portate i vasi di HaShem! Poiché voi non partirete in fretta e non ve ne andrete fuggendo, perché HaShem camminerà davanti a voi, il Dio d’Israele sarà la vostra retroguardia (Isaia 52:7-12).

I riferimenti alle rovine di Gerusalemme che vengono restaurate e alla partenza trionfale degli Israeliti che ritornano dall’esilio non lascia spazio a dubbi: la salvezza di cui si parla è quella sperimentata dal popolo d’Israele, che dopo aver subito tante afflizioni viene redento, liberato dai suoi nemici e ricondotto da Dio nella propria terra dinanzi agli occhi sbalorditi di tutte le nazioni. Secondo Isaia, l’annuncio di questo lieto evento porterà i capi dei popoli a riconoscere la sovranità del Creatore e la sua fedeltà nei confronti del popolo che Egli ha eletto: “I re vedranno e si leveranno, i principi si prostreranno, a causa di HaShem che è fedele, il Santo d’Israele, che ti ha scelto» (49:7). Ciò appare chiaro anche dal Salmo 98, che impiega un linguaggio molto simile: “HaShem ha fatto conoscere la sua salvezza e ha manifestato la sua giustizia davanti alle nazioni. Egli si è ricordato della sua benignità e della sua fedeltà per la casa d’Israele; tutte le estremità della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio” (vv. 2-3).

La stessa idea è condivisa, del resto, anche dagli altri profeti, che preannunciano la redenzione d’Israele associandola al riconoscimento del Dio unico da parte dell’intera umanità, come dichiara Ezechiele:
“Così dice il Signore, HaShem: Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati, li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nel loro paese […]. La mia dimora sarà presso di loro; sì, io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Anche le nazioni riconosceranno che io, HaShem, santifico Israele, quando il mio Santuario sarà in mezzo a loro per sempre” (37:21-28).
“Quando li ricondurrò dai popoli e li raccoglierò dai paesi dei loro nemici e sarò santificato in loro agli occhi di molte nazioni, essi riconosceranno che io sono HaShem, il loro Dio, che li ha fatti andare in esilio fra le nazioni, ma li ha pure radunati insieme nel loro paese (39:27-28).

Mentre per il Cristianesimo il messaggio di salvezza (o “Vangelo”) si incentra sulla morte e resurrezione di Gesù, l’Ebraismo ha invece una sua “buona novella” differente, che si fonda sull’annuncio della “resurrezione nazionale” del popolo del Patto, con la promessa universale di pace che da essa scaturisce, e che viene riassunta efficacemente dalle parole del profeta Zaccaria (14:9): “HaShem sarà re su tutta la terra. In quel giorno HaShem sarà uno e il Suo nome sarà uno” .

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