Edom: l’eterno nemico di Israele

edom

«Compirò la mia vendetta su Edòm per mezzo del mio popolo Israele, che tratterà Edòm secondo la mia ira e secondo il mio furore. Così essi conosceranno la mia vendetta» dice il Signore, HaShem (Ezechiele 25:14).

Dopo aver ascoltato questo verso di Ezechiele, secondo un racconto leggendario del Talmud (Ghittin 56a), l’imperatore Nerone, giunto nei pressi di Gerusalemme per distruggere la città, cambiò idea e rinunciò alla sua impresa bellica. Egli temette infatti che, se avesse mosso guerra al popolo ebraico, l’antica profezia si sarebbe adempiuta contro di lui, portandolo così a subire la terribile vendetta divina.
Ma perché mai Nerone, l’imperatore di Roma, intese l’annuncio del profeta sulla rovina di Edom come una minaccia contro sé stesso e contro il suo popolo? Cosa aveva a che fare il più grande impero del mondo con il modesto regno mediorientale degli Edomiti, nazione che all’epoca era già quasi del tutto scomparsa?
In realtà, il racconto talmudico a cui abbiamo fatto riferimento non costituisce un caso eccezionale: in molte occasioni, negli scritti rabbinici, Edom viene utilizzato come “nome in codice” per alludere a Roma, e in seguito anche alla Cristianità (dopo la conversione dei Romani alla nuova fede), all’Europa intera, e in tempi più recenti persino alla civiltà occidentale nella sua totalità. Su cosa si fonda questa misteriosa identificazione?

Edom, che significa “rosso”, era in origine solo il soprannome del primo figlio di Isacco, Esàv (Esaù), l’abile cacciatore che disprezzò la primogenitura, gemello di Yaakòv. (Genesi 25:30; 36:1). Da Esàv nacque poi una nazione, che divenne un regno ed ereditò il suo appellativo: “Rosso”, proprio come le rocce del paese di Seir, patria degli Edomiti.

Il verso di Ezechiele che terrorizzò Nerone è soltanto uno dei numerosissimi brani biblici in cui viene predetto il giudizio di Dio su Edom. Sorprendentemente, tra gli annunci di sventura e retribuzione divina che troviamo nei libri dei Profeti, quelli rivolti contro la nazione di Edom superano per numero e per asprezza persino le profezie sulla caduta di Babilonia, l’impero che distrusse il Primo Tempio di Gerusalemme.

“Poiché la mia spada si è inebriata nel cielo, ecco, essa sta per piombare su Edom” proclama il Sovrano dell’universo per mezzo di Isaia (34:5). Geremia, parlando degli Edomiti, preannuncia che la loro terra diventerà desolata come Sodoma e Gomorra (49:17-18). Ezechiele, in un altro brano, riporta una profezia analoga: “Così dice il Signore, HaShem: «Io stenderò la mia mano contro Edom, ne sterminerò uomini e bestie e lo renderò una desolazione»” (25:12). Il libro del profeta Ovadyah (Abdia), composto soltanto da ventuno versi, è interamente dedicato all’annuncio della futura rovina di Edom, sia per mano dei suoi ex-alleati (v. 7), sia per mano degli Israeliti (v. 18).

Alcuni commentatori, basandosi sull’identificazione di Edom con Roma proposta dai Maestri del Talmud, applicano tali profezie all’Impero Romano e ai suoi eredi politici e culturali, estrapolandole dall’immediato contesto storico degli antichi Profeti. Isaac Abravanel (1437–1508), in particolare, insiste molto nell’affermare che il giudizio su Edom preannunciato nei testi biblici si compirà soltanto al tempo del Messia e della Redenzione finale. Nel suo commentario al libro di Ovadyah, egli scrive infatti:

“[…] Il profeta non profetizzò solo contro il paese di Edom, che si trova in un territorio confinante con la Terra d’Israele, ma anche contro il popolo che è scaturito da esso, e che si è sparpagliato nel mondo intero, e cioè il popolo dei Cristiani nella nostra epoca, poiché essi sono figli di Edom”.

Alcuni secoli prima, Ibn Ezra (1089–1167), pur accettando la corrispondenza tra Romani ed Edomiti (benché non in senso etnico e biologico, come invece afferma Abravanel), aveva però interpretato i brani di Ovadyah e degli altri Profeti in maniera diversa, ritenendo che tali profezie non facessero riferimento ai tempi messianici, ma alla rovina dell’antica nazione di Edom.
A seguire questa linea è anche Samuel David Luzzatto (1800 – 1865), il quale, commentando il racconto della Genesi sulla “contesa della benedizione” tra Yaakòv ed Esàv, rifiuta tuttavia anche l’identificazione tradizionale di Edom con Roma, spiegandone la probabile origine:

“E sappi che il nome di Edom menzionato nella Torah e negli altri testi sacri si riferisce alla nazione che abitava tra il Mar Rosso e il Mar Morto, e che non vi è alcun intento di riferirsi al regno di Roma o ad alcuna delle nazioni dell’Europa. All’epoca in cui sorgeva il Primo Tempio, e all’epoca del Secondo Tempio, i soli ad essere chiamati Edom erano gli effettivi discendenti di Esav. Tuttavia, dopo la distruzione del [Secondo] Tempio, gli Ebrei iniziarono a chiamare il regno di Roma con il nome di Edom. E ciò avvenne perché, in generale, gli Edomiti afflissero Israele, e dunque il nome Edom era da noi odiato e detestato, specialmente dopo il regno di Erode, che era [di stirpe] edomita e fu molto malvagio in Israele. E quando il Tempio fu distrutto per mano dei Romani, l’odio degli Ebrei passò da Edom a Roma. Per questo (e anche a causa del timore), essi soprannominarono Roma con il nome di Edom“.

Se quindi i Profeti, nelle loro invettive contro Edom non si riferivano affatto al futuro impero di Roma, cosa giustificava il loro aspro accanimento contro questa nazione? Cosa avevano compiuto gli Edomiti di tanto grave per meritare una simile condanna? I Profeti stessi ci forniscono la risposta.
Nel rimproverare il regno di Edom, Ovadyah rivela esplicitamente le sue colpe:

Il giorno in cui te ne stavi in disparte, il giorno in cui gli stranieri conducevano in esilio il suo esercito ed estranei entravano per le sue porte e gettavano le sorti su Gerusalemme, anche tu eri come uno di loro. Ma tu non avresti dovuto guardare con gioia il giorno [della rovina] di tuo fratello, il giorno della sua sventura, né avresti dovuto rallegrarti sui figli di Giuda nel giorno della loro distruzione e neppure parlare con arroganza nel giorno della sventura. Non avresti dovuto entrare per la porta del mio popolo, nel giorno della sua calamità, né guardare anche tu con piacere alla sua afflizione, nel giorno della sua calamità, e neppure stendere le mani sui suoi beni nel giorno della sua calamità.  Non avresti dovuto metterti agli angoli delle strade per massacrare i suoi fuggiaschi, né avresti dovuto dare in mano al nemico i suoi superstiti nel giorno della sventura (Abdia 11-14).

Quando l’esercito babilonese assediò Gerusalemme per distruggerla, gli Edomiti, nonostante il loro antico legame di sangue con gli Israeliti, diedero man forte agli invasori, saccheggiarono la città e catturarono persino i superstiti per consegnarli al nemico. Inoltre, secondo Ezechiele (36:5), Edom cercò anche di impossessarsi del territorio d’Israele rimasto desolato dopo la guerra, avanzando pretese sulle terre degli Ebrei. Questi atti di crudeltà, secondo i Profeti, non sarebbero rimasti impuniti, ma avrebbero invece scatenato la vendetta divina.

Gli storici ritengono che il paese di Edom fu devastato proprio da coloro che gli Edomiti avevano aiutato: i Babilonesi (sotto il regno di Nevukadnetsar o del suo successore Nabonide), spingendo i sopravvissuti ad emigrare nel Negev. Benché su tali avvenimenti esistano poche informazioni, bisogna notare che Malachia, l’ultimo profeta delle Scritture ebraiche, menziona la distruzione Edom come un evento già avvenuto e ampiamente noto al popolo:

«Esàv non era forse fratello di Yaakov?», dice HaShem. «Tuttavia io ho amato Yaakov e ho odiato Esàv; ho fatto dei suoi monti una desolazione e ho dato la sua eredità agli sciacalli del deserto. Anche se Edòm dicesse: “Noi siamo stati distrutti, ma torneremo a ricostruire i luoghi desolati”», così dice HaShem delle schiere, «Essi ricostruiranno, ma io demolirò, e saranno chiamati il territorio dell’iniquità e il popolo contro il quale HaShem sarà per sempre indignato (Malachia 1:2-4).

Anche la sconfitta di Edom per mano ebraica, preannunciata da Ezechiele e Ovadyah, si verificò storicamente, secondo Ibn Ezra e Shadal, con la sottomissione definitiva degli Edomiti ad opera di Giovanni Ircano avvenuta all’epoca dei Maccabei.

Se dunque, dal punto di vista letterale e storico, è giusto escludere ipotetici adempimenti futuri ed escatologici, è però anche vero che l’accostamento di Edom all’Impero Romano accettato dalla tradizione rabbinica non appare del tutto arbitrario, ma si fonda su radici profonde e su una riflessione concettuale.

Roma, secondo le parole di Tito Livio, aspirava ad essere Caput orbis terrarum, “capitale di tutta la terra”, secondo una concezione di “popolo eletto” molto diversa da quella espressa nella Torah, in quanto fondata sulla supremazia militare e sulla conquista bellica. Si trattava di una vera minaccia per l’idea utopica ebraica del Monte Sion come centro di adorazione universale, e di Gerusalemme come città di pace a cui affluiscono i popoli per apprendere le vie della giustizia (Isaia 2:3). Il mito della fondazione di Roma, del resto, era basato sulla contesa tra due gemelli, proprio come il racconto biblico di Yaakòv ed Esàv. Romolo, che si ritiene favorito dagli dèi e che uccide suo fratello, appare in fondo come una sorta di versione vittoriosa di Esàv.
Con la conquista della Giudea da parte di Pompeo, e la successiva dominazione romana, agli occhi degli Ebrei dovette sembrare che lo spirito dell’antico Edom, l’eterno avversario di Israele, si fosse reincarnato in una nuova nazione, anch’essa con la pretesa di “innalzarsi come un’aquila e porre il suo nido tra le stelle” (Abdia 4), come il profeta dichiara a proposito dell’orgoglio edomita.

Quando l’Impero Romano abbracciò il Cristianesimo, il binomio Edom-Roma si dimostrò, per i rabbini, ancora più efficace: la Chiesa si proclamava infatti apertamente “nuovo popolo eletto”, pretendendo, con la sua “teologia della sostituzione”, di aver letteralmente preso il posto di Israele agli occhi di Dio. Come Yaakòv ed Esàv, Ebraismo e Cristianesimo divennero perciò due fratelli in perpetua contesa, ciascuno ritenendo sé stesso come l’autentico depositario delle promesse bibliche. Con l’arrivo dell’Islam, professato dai discendenti di Ishmael (Ismaele, figlio di Abramo), il quadro familiare della Genesi sembrò di nuovo completo.
Attualizzando le parole dei Profeti per ricondurle alla nuova situazione politica e religiosa, i rabbini riuscirono ad impiegare antiche immagini bibliche per esprimere significati più ampi in grado di trascendere la storia, e a fornire così al popolo ebraico, in tempi difficili, una conferma delle parole della Torah secondo cui Dio non avrebbe mai privato Israele delle Sue promesse per favorire un nuovo popolo:

Quando saranno nel paese dei loro nemici, io non li disprezzerò e non li detesterò fino al punto di annientarli del tutto e di rompere il mio Patto con loro; poiché io sono Hashem, il loro Dio. Ma per loro amore mi ricorderò del Patto stabilito con i loro padri, che feci uscire dal paese d’Egitto sotto gli occhi delle nazioni, per essere il loro Dio” (Levitico 26:44-45).

 

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6 risposte a “Edom: l’eterno nemico di Israele

  1. Chiedo scusa se sto rilasciando commenti su vari articoli di questo sito, non vorrei essere invadente, ma a volte non resisto proprio alla tentazione, e su quest’articolo che ritengo interessantissimo vorrei dire tantissime cose, e quando non si può dire tutto, non so se forse è meglio non dire niente. Mi riservo di farlo solo se il redattore lo vuole, ma per ora vorrei fare solo una piccola domanda, perché non ho affatto capito qual’è la logica usata per associare l’impero romano, con tutto ciò che rappresenta, al cristianesimo. I redattori di questo sito sono persone colte, esperte di torah e di esegetica ebraica, a cui noto che piace usare anche la logica, non affetti da rigidità mentale, liberi da ogni dogmatismo e pregiudizi, se non la fede nella parole di Dio. Proprio per questo, proprio a loro, vorrei chiederele, se un ebreo, un qualsiasi ebreo che gli sta a cuore la torah, oltre a dire che lo zelo per la casa di Dio lo divora, , dicesse anche ” date a cesare quel che è di cesare,,e a Dio quel che è di Dio”, secondo loro cosa può mai significare? Un affermazione ed una domanda che credo non può mai essere elusa da chi ha scritto questo articolo.

    • Caro anonimo, la logica che permette di associare l’impero romano alla Cristianità è piuttosto immediata: l’impero romano adottò il cristianesimo come religione ufficiale. Forse mi risponderai che quello non era più il vero cristianesimo, e io ribadisco ancora che il cristianesimo storicamente è stato quel che è stato a prescindere dalle idee (ben diverse) dei suoi fondatori.
      Cosa dire di “Date a Cesare quel che è di Cesare”? Personalmente mi sembra una frase che qualsiasi rabbino antico e moderno potrebbe accettare. Anche il Talmud afferma che bisogna rispettare il governo Imperiale (e qualsiasi governo laico) osservandone le leggi e riconoscendone l’autirità (“dina demalchuta dina”, dice la halachà, e cioè: “la legge del regno è legge”).

  2. La legge del regno è legge, ma quella del regno di Dio piacerebbe risponderti. Ma veniamo a noi e alle tue considerazioni, punto per punto e in un modo spero sintetico per quanto mi sia possibile.
    L’impero romano ha adottato il cristianesimo come religione ufficiale.
    Ma a sembra che proprio dopo aver dichiarato il cristiniasimo come religione ufficiale, sia caduto l’impero romano, quasi imploso su se stesso, ed invaso e sconfitto dai barbari. Non è sopravvissuto grazie al cristianesimo, ma è stato invece il cristianesimo a sconfiggerlo e a subentrare ad esso per far conoscere il loro messaggio al mondo intero.Ci sono storici che danno proprio al cristianesimo la colpa della caduta dell’impero, e pensa che sembra che molti membri dell’esercito romano si convertirono. Comunque qualcuno potrebbe dire che dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme, al sommo sacerdote degli ebrei è succeduto il sommo pontefice che ha tagliato la testa dell’impero romano, sostituendosi alla sua governance, la sua curia con la loro curia. etc Sono contestabili queste argomentazionii, ma sono una delle tante diverse interpretazioni, e non confonderla con la teoria della sostituzione in ambito teologico.
    Secondo punto:
    Il cristianesimo storicamente è stato quel che è stato a prescindere dal pensiero e dalle idee ben diverse dei suoi fondatori. Essere fedeli alla parola di Dio in questo mondo non è mai facile per nessuno. Se avete peccato quando io ero ancora in vita, tanto più pecchere dopo la mia morte, dissè Mosè poco prima che entrassero nella terra promessa, e dopo aver scritto tutta la legge.
    L’ebraismo è stato quel che è stato a prescindere dal pensiero dei suoi fondatori. Cosa risponderesti tu ad un obiezione del genere, se riferita all’ebraismo? Certo il nostro tempio è stato distrutto due volte a causa delle nostre infedeltà, però………….
    Terzo punto:
    Della frase di Gesù hai capito ben poco, ma consolati se vuoi perché sei in buona compagnia, insieme a tutti , compresi i cristiani.
    Andarono da Gesù per metterlo come sempre alla prova i farisei e quella volta portarono con se anche gli erodiani, e gli chiesero se era lecito pagare il tributo a Cesare. Doveva rispondere o si o no, senza giri di parole, cosi qualsiasi cosa dicesse avevano motivo di accusarlo. Se diceva di si, come puoi capire ed intendere non poteva essere il messia, e cosi lo avrebbero screditato d fronte al popolo che credeva e sperava in lui. Se diceva di no , era sovversivo, come gli zeloti, e gli erodiani che lo volevano ammazzare quando era ancora in fasce, non gliela avrebbero di certo fatta passare liscia quella volta. ( come sai fu un capo d’accusa questo, volersi fare re e mettersi contro cesare, e proprio perché il popolo lo riteneva messia e figlio di Davide, qualcuno disse che era meglio se moriva un solo uomo che perisse tutto il popolo, perché altrimenti sarebbero venuti i romani ed avrebbero distrutto il tempio) Portatemi una moneta chiese lui….. di chi è questa immagine, e loro gli risposero di cesare. Allora datala a Cesare. Tu sai bene che il culto delle immagini era proibito in base alla legge, e la moneta con l’immagine di cesare era il massimo dell’idolatria, il simbolo di mammona come diceva Gesà, il potere e le ricchezze di questo mondo. Nessun fariseo poteva toccarla quella moneta, e se Gesù non la portava con se, loro gliela diedero subito ( forse gli erodiani ma non importa) Al tempio non si poteva usare però, era un luogo sacro, ma li c’erano i cambiavalute per questo, quelli che Gesù scacciò, perché Dio non ama i compromssi, zoppicare da entrambi i piedi come diceva Elia. Andarono via i farisei, perché loro capirono il vero senso della risposta, perché a differenza di molti studiosi odierni loro erano dottori ed esperti della legge. Dare a Dio ciò che è di Dio, per un ebreo è dare tutto a Dio, il proprio cuore e la propria anima, e dare a cesare quel che è di cesare, è dare nulla a cesare, perché tutta la terra appartiene al Signore, ed il messia degli ebrei non poteva certo dividere con cesare proprio la terra di israele, tantomeno il loro cuore, visto che è pure geloso. Ricordi la frase che disse a Pilato? Non avresti nessun potere su di me se non ti fosse stato dato dall’alto gli rispose Gesù, quando lui si vantava di aver su di lui il potere di liberarlo o metterlo in croce, di dare la vita o la morte in pratica. Per molti studiosi, questa frase è la legittimazione del diritto divino dei re di questo mondo, ma la verità è il perfetto contrario e giustamente in gergo popolare dire a qualcuno che ha il potere di pilato , è deriderlo in quanto lui non ha nessun potere. Poteva mandargli una schiera d’angeli per difenderlo il padre suo, ma era Dio che voleva che andasse in croce, non certo pilato che ne aveva il potere, e proprio perché doveva annullare ed annientare il potere di tutti i pilati del mondo, compreso il suo imperatore.,e pensa un pò che fu proprio pilato ad investirlo come Re dei giudei. Un re da burla, senza corona e senza popolo, ma il salmo messianico per eccellenza, invece ci dice che è a Dio che piace ridere, farsi beffe e prendersi burla un pò di tutti, di tutti coloro che non lo riconoscono come il solo e vero unico Dio che fatto i cieli e la terra, e da solo regna sovrano in cielo ed in terra. Cosa posso dirti, tantissime cose potrei dirti, ma sei hai capito, Gesù non la pensava come qualsiasi ebreo o rabbino, antico o moderno, ma con quelli del suo tempo, con coloro che erano dottori ed esperti della legge, in molte cose si capivano, ed il problema non era mai sull’intepretazione della legge. Fate quel che vi dicono ma non fate quel che fanno, diceva al popolo Gesù. Questioni complicate da discutere, ma nell’ebraismo è tutto halachà, camminare secondo il volere di Dio, ed è sull’halachà che c’erano contrasti e divisioni, ed è perché hanno sbagliato la via da seguire che il popolo ha vissuto una delle sue tragedie più grandi della sua storia. Esseni, zeloti, farisei, sadducei, e tutti gli altri, nessuno ha trovato il giusto cammino. Ma come ricordava Mosè è sempre Dio a fare giiustizia al suo popolo.
    Ti avrò confuso le idee forse, ma come detto sarebbe lungo il discorso.
    Tu comunque medita e ricordati sempre della liberazione dell’egitto. A differenza degli zeloti, non si ribellarono agli egiziani quando dovettero fare lo stesso numero di mattoni senza paglia, e a differenza dei farisei e di altri, non scesero a compromesso con gli egiziani, nonosstante gli scribi temevano che il faraone li avrebbe presi in odio se seguivano fino in fondo Mosè. Ma siccome il Signore indurì il cuore del faraone, tutto il popolo fu costretto ad essere unito come un solo uomo, e solo in Dio ebbero fede. Nessun ebreo alzò la propria mano contro nessun egiziano, ma il Signore da solo li liberò, con mano potente e braccio teso,e non ci fù nessun dio straniero. Ma contro i romani, tutti coloto che impugnarono la spada perirono, anche coloro che combatterono a Mazada, come coloro che vollero andare a combattare a Corna dopo che non avevano avuto fede nel Signore, potrebbe dire qualcuno. ” Ma non un grido di disfatta io sento, non un grido di vittoria, ma un coro di chi canta a due voci” disse una volta Mosè.
    Ma secondo te, o tutti gli esperti sutdiosi, se il Signore ha promesso di fare cose ancora più grandi, tanto che dalla liberazione dell’egitto se ne sarebbe perso il ricordo, quale mano dovrebbe armare, la sua o quella degli uomini?
    Saluti

    • Conoscevo già l’interpretazione che hai esposto del detto “Date a Cesare quel che è di Cesare”, ne parla Pinchas Lapide nei suoi libri, ma non mi ha mai convinto in quanto la trovo incoerente con il contesto e troppo fantasiosa. Per me è chiaro che Gesù stava solo dichiarando l’autorità legittima del potere Imperiale, in contrapposizione a coloro che invocavano la rivolta aperta. Considera che per la Halachà l’immagine di un re non costituisce idolatria.
      Per quanto riguarda la relazione tra l’impero romano e il cristianesimo, fu solo l’impero d’occidente a cadere poco dopo la coversione alla nuova fede. La parte orientale (che ebbe il dominio sulla terra d’Israele fino all’invasione islamica) restò salda fino al 1453. L’impero d’occidente, poi, rinacque nel IX secolo come Sacro Romano Impero, rendendo ancora più centrale il connubio tra Cristianità e Romanità.
      Per il resto non rispondo in quanto non ho compreso la tesi del tuo discorso. Vuoi forse affermare che l’ebraismo, con la caduta del Secondo Tempio, ha “passato il testimone” alla Chiesa cristiana?

  3. Non sono esponente della teologia della sostituzione, e non voglio per ora affrontare questione un pò complicate, ma come sai i fondatori del cristianesimo, oltre a sperarci, avendo fede in DIo hanno anche scritto che il Signore avrebbe ricostrutito il regno di israele, perché non aveva ripudiato il suo popolo. Volevo solo invitarti a fare confronti equi, e sia la storia degli ebrei che della chiesa è una storia di peccati ed infedeltà, ma non bisogna mai confondere il divenire della storia umana, con l’essenza delle cose, perché sia la storia degli ebrei che della chiesa, non è solo una storia di peccati. Ma lo stesso discorso può valere per la storia di tutta l’umanità. Il Signore è essenza e divenire, ma nel divenire della storia si dice che realizza i suoi progetti, fa trionfare la sua essenza potremmo dire, nonostante a lui stesso, sembra che a causa dei peccati degli uomini gli tocca pure ricominciare quasi tutto daccapo, come nel caso del diluvio universale solo per capirci.
    Riguardo i rapporti fra cristianesimo ed impero romano, non mi va di perdermi in infinite discussioni, ma anche qui qualche parallelismo con la storia degli ebrei lo possiamo fare, perché dopo esser entrati nella terra promessa, lo sai che venendo a contatto con altri popoli, ed anche per doversi confrontare con loro o solo difendersi, non sempre sono stati ligi e fedeli alla parola del Signore, abbandonandosi anche essi all’idolatria, o cercando compromessi con la loro cultura, cercando pure di entrare nel gioco delle alleanze pe poter ottenere sicurezza, cosi come avevano anche fatto con i romani per difendersi dai greci. Tutta la Bibbia è storia ebraica, compreso il nuovo testamento, e tu lo sai bene che proprio leggendo la Bibbia, cristiani o meno, trovano facile accusare gli ebrei di ogni sorta di peccati, dimenticando che poi loro nella storia ne hanno commessi anche di peggio. confrontano la loro fede o il loro pensiero, con le azioni degli altri, e mai azioni con azioni, e fede con fede. Il mio era solo un semplice invito a non guardare solo i peccati ed accusarsi o semplicemente criticarsi a vicenda, ma cercare solo di capire e di capirsi. E’ stato l’impero romano e la sua cultura a servirsi del cristianesimo, o invece l’incontrario? Discorso lungo, ma nel divenire della storia tutto è aggrovigliato, e ci sarà guerra per sempre fra il Signore ed amalek potrebbe dire qualcuno.
    Non sono uno studioso, e non conosco Pinchas Lapide, ma sarei curioso di sapere quello che dice, perché credo sia un ebreo. Una tesi fantasiosa, ma anche leggendo la Bibbia, non si capisce mai bene il confine fra favola e realtà. A volte bisogna separarle del tutto per capirle, trovare la logica sia nella favola che nella realtà, e solo dopo sovrapporle e confrontarle, Pensa un pò che nella favola c’è scritto che Gesù, il messia e liberatore di israele, nacque durante il censimento di cesare augusto, quando l’impero romano voleva celebrare l’apogeo della sua gloria. Ci sono diversi censimenti nella Bibbia, alcuni ordinati dal signore, altri dagli uomini, e Davide peccò quando ispirato da satana volle fare il censimento del suo popolo. Mi dirai cosa centra e cosa voglio dimostrare, ma ci sono scritte tante affascinanti meraviglie nella favola, che non si possono qui riportare tutte. Ma importante è trovare la loro coerenza logica, perchè con le scritture si spiegano le scritture, e si capise la favola si rende intelligibile anche la realtà, e la tesi mia e di Pinchas, per quanto fantasiosa è in coerenza con tutte le altre fantasie. Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la potenza della mia gloria disse il Signore al faraone, e a cesarea Pietro riconobbe Gesù come Messia e figlio del Dio Vivente.

  4. Scusami ma non ho commentato questa tua affermazione:
    ” Considera che per la Halachà l’immagine di un re non costituisce idolatria”
    Non sono uno studioso, e non so dove è scritto, e chi ha stabilito questa halachà, perchè nella Bibbia non c’ scritto, anzi si senti ripudiato il Signore quando vollero scegliersi un Re. come c’è l’avevano tutti gli altri popoli.
    Ma mi devi dare atto, che ti ho scritto che proprio sull’halachà verteva lo scontro tra Gesù e tutti gli altri.
    Le autorità di questo mondo sono legittime secondo i rabbini, ma questo valeva anche per i cristiani e soprattuto per paolo, e nemmeno lo schiavo doveva ribellarsi al suo padrone. Pensa il suo genio, o le contraddizioni logiche secondo alcuni. Lo schiavo è libero nel signore, ma colui che è libero è schiavo del signore, e cosi disse allo schiavo di non ribellarsial suo padrone, e al padrone di liberarlo e di rimandarglieo di sua spontanea volontà. Bisogna ubbidire alle autorità di questo mondo dicevano, a differenza degli zeloti, ma nello stesso tempo dicevano che dovevano ubbidire a Dio e non agli uomini. Può sembrare contradditorio, o un compromesso difficile da raggiungere, come del resto è il problema che dovettero affrontare gli ebrei in egitto. Non dovevano ribellarsi al faraone , ma solo decidere se restare sottomessi a lui o obbedire solo a Dio. Ma come mi sembra che ho letto in qualche articolo di questo sito, se una moltitudine di gente si unì a loro, Mosè avrebbe voluto liberare tutti gli egiziani per condurli verso la terra promessa, e non che perissero nel mare cavalli e cavalieri, perchè come dicono alcuni rabbini, il signore non volle che i suoi angeli cantassero insieme agli israeliti, perché gli egiziani suoi filgi erano periti in mare.

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