Hanukkah, Natale e il segreto delle luci

hanukiah

L’alternanza del giorno e della notte, il più scontato dei fenomeni naturali agli occhi dell’uomo moderno, è anche quello che più di ogni altro è sempre stato caricato di significati simbolici e religiosi. Il trionfo della luce sulle tenebre, dopo il periodo delle lunghe notti d’autunno in cui l’oscurità prevale, ha affascinato popoli di culture differenti fin dalle origini dell’umanità. La festività cristiana del Natale, come è ormai ampiamente noto, ha le sue radici proprio nelle antiche celebrazioni legate al solstizio d’inverno e al culto del sole. Dal 17 al 23 dicembre, in occasione dei Saturnalia, i Romani tenevano grandi banchetti, si scambiavano doni e accendevano lampade e candele. Il 25 dicembre, si ricordava poi il Dies Natali del Sol Invictus, che segnava la “rinascita del sole” e il prevalere delle ore di luce su quelle di buio. Ancora oggi, nel periodo che comprende il solstizio d’inverno, decorazioni luminose di ogni tipo riempiono le case e le strade in moltissimi paesi del mondo, poiché le celebrazioni natalizie hanno ereditato l’antica simbologia astronomica del paganesimo romano.

Non si può allora fare a meno di notare che anche l’Ebraismo possieda una “festa delle luci” (chiamata così per l’accensione delle candele), la festa di Hanukkah, e che essa abbia inizio il 25 di Kislev, che corrisponde proprio al tempo di dicembre nel calendario gregoriano. Esiste forse un legame tra questa solennità ebraica e le tradizioni degli altri popoli? La risposta sembra dover essere negativa. Hanukkah commemora la vittoria degli Ebrei sull’esercito greco-siriano di Antioco Epifane, al tempo in cui l’identità spirituale della nazione d’Israele rischiava di essere schiacciata dal dominio culturale ellenistico. Questa festività, come afferma il libro dei Maccabei, il Talmud e lo storico Giuseppe Flavio, fu dunque istituita in ricordo di un evento storico, e ciò dovrebbe escludere qualsiasi riferimento al solstizio invernale. La data del 25 di Kislev ha poi un significato ben noto: si tratta infatti del giorno in cui i greco-siriani profanarono il Tempio di Gerusalemme con i loro riti idolatrici, nonché la data della purificazione del medesimo Tempio dopo la rivolta dei Maccabei. Dal libro del profeta Chaggai (Aggeo) alcuni deducono inoltre che l’altare del Secondo Santuario, duecento anni prima della profanazione ellenistica, fosse stato inaugurato proprio il 25 di Kislev.

Tuttavia, il fatto che sia gli Ebrei che i Romani (ma anche i Babilonesi, gli Egiziani e le popolazioni nordiche) celebrassero nello stesso periodo dell’anno festività incentrate sul tema della luce e spesso caratterizzate dall’accensione di candele, sembra essere una coincidenza notevole che richiederebbe una spiegazione. Nel caso di Hanukkah, le luci e le candele richiamano la riconsacrazione del Tempio e l’accensione del lume perpetuo della Menorah (candelabro), ma siamo sicuri che non ci siano altri significati?

In riferimento ai Saturnalia e alle festività pagane invernali, il Talmud racconta una storia sorprendente:

“Rav Hanan bar Habba ha detto: Il capodanno [romano] cade otto giorni dopo il solstizio; i Saturnalia cadono otto giorni prima del solstizio. […] I Saggi hanno insegnato: Quando Adamo vide che [in autunno] i giorni si accorciavano, disse: «Guai a me! Forse il mondo diviene buio a causa del mio peccato e sta tornando al caos primordiale; forse questa è una sentenza divina di morte». Ed egli trascorse otto giorni digiunando e pregando. Quando egli vide che nel mese di Tevet i giorni si allungavano, disse: «Dunque questa è la via del mondo [cioè: si tratta semplicemente di un fenomeno naturale]», ed egli fece festa per otto giorni. L’anno successivo egli celebrò sia il primo periodo [di otto giorni] che il secondo. Adamo istituì queste feste per amore del Cielo, mentre essi [i pagani] li commemorano come giorni di idolatria” (Avodah Zarah 8a).

Attraverso questo semplice racconto, i Saggi del Talmud intendono trasmettere un’idea ben precisa: fin dalla sua origine, l’umanità ha avvertito il bisogno di celebrare il solstizio d’inverno e il trionfo della luce sulle tenebre. Tale bisogno universale, benché originariamente lecito, è stato sfruttato dai pagani per istituire feste di idolatria. Mentre Adamo, secondo la parabola rabbinica, aveva deciso di fare festa “per amore del Cielo”, ovvero in onore di Dio che ha disposto i fenomeni astronomici, i popoli hanno stravolto questo nobile proposito per adorare il sole al posto del suo Creatore.
Il fatto che nel racconto si parli di celebrazioni di otto giorni ci rimanda immediatamente alla festa di Hanukkah, che ha la stessa durata e cade nello stesso periodo. Inoltre, la frase secondo cui “l’anno successivo egli [Adamo] celebrò sia il primo periodo [di otto giorni] che il secondo […] in onore del Cielo” è molto simile a ciò che il Talmud afferma a proposito dell’istituzione di Hanukkah da parte dei Maccabei: “L’anno successivo essi stabilirono questi giorni come celebrazione per la lode e il ringraziamento” (Massekhet Shabbat).
Il parallelismo è evidente. L’intento dei Saggi è quello di mettere in relazione Hanukkah con le solennità del solstizio d’inverno.

In questa prospettiva, come osserva Rav Yoel Bin-Nun, Hanukkah rappresenta una festa capace di segnare due purificazioni diverse: quella del Tempio, riconsacrato dopo la contaminazione idolatrica degli ellenisti, e quella dell’antichissima e universale commemorazione della vittoria della luce, in termini sia astronomici che metaforici, che grazie al monoteismo ebraico viene privata di tutti i suoi aspetti connessi al culto degli astri. Anche Hanukkah, in armonia con le feste bibliche (in particolare Pesach, Shavuot e Sukkot) assume quindi due significati complementari: uno di natura storica e uno legato invece al ciclo della natura, divenendo così una completa espressione di uno degli insegnamenti più importanti della Torah: l’assoluta necessità di sradicare gli idoli dal mondo, dalla storia e dall’anima.

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