Quello che non vi hanno mai detto su Adamo ed Eva

GanEden

E il Signore Dio piantò un giardino in Eden, ad oriente, e vi pose l’uomo che aveva formato. E il Signore Dio fece spuntare dal suolo ogni sorta di alberi piacevoli a vedersi e i cui frutti erano buoni da mangiare. In mezzo al giardino vi erano anche l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male (Genesi 2:8-9).

La vicenda di Adamo ed Eva è considerata una storia notissima, come le favole che tutti abbiamo ascoltato fin da piccoli e che ci appaiono perciò banali e persino irrilevanti. Ma cosa sappiamo veramente di questo racconto? Molti sarebbero sorpresi nel constatare che il testo della Genesi non parla affatto di una mela, del diavolo, del “peccato originale” e neppure della corruzione della natura umana. Numerosi elementi associati al racconto dell’Eden provengono in realtà da varie tradizioni e da culture differenti che spesso costituiscono un ostacolo alla comprensione della storia biblica e del suo messaggio originale. Cerchiamo allora di accostarci al misterioso giardino e ai suoi abitanti primordiali nel tentativo di apprendere ciò che la Torah intende davvero trasmettere ai suoi lettori.

– La struttura

Il testo si presenta come un perfetto esempio di chiasmo biblico, una struttura simmetrica in cui ogni sequenza del racconto ha un suo parallelo posto in posizione speculare.

Struttura

Come si può notare dallo schema qui riportato, il centro del racconto è occupato dalla vicenda del peccato della prima coppia. È infatti proprio il peccato a creare una sorta di “inversione” nella storia, che si riflette sia nella narrazione che nella struttura letteraria. Il testo appare quindi diviso in due parti simmetriche, di cui la seconda è il capovolgimento della prima. La costruzione dell’impianto narrativo, evidenziata dallo schema, ci porta già a comprendere l’unità e la coerenza del racconto e ad apprezzarne la complessità.

– Realtà o allegoria?

All’interno dell’Ebraismo, questa storia è stata interpretata nei modi più diversi.
Gli antichi Midrashim hanno cercato in ogni singola parola del testo insegnamenti morali di grande importanza, e la Kabbalah ha caricato il racconto di innumerevoli elementi mistici e concetti spirituali. Nel XV secolo, confrontandosi con gli autori precedenti e contemporanei, Isaac Abravanel faceva il punto della situazione:

“Alcuni commentatori interpretano questa sezione secondo il significato semplice del testo. Rashi e Ramban (Nachmanide) scelgono questa via, e anche Ibn Ezra segue questo approccio, poiché asserisce che tutti gli eventi del racconto siano accaduti nel modo in cui sono narrati. Un altro approccio sostiene che la storia non debba essere intesa letteralmente, e che essa non sia realmente accaduta, poiché si tratta di una parabola o di un’allegoria. Questa è l’interpretazione di Rambam (Maimonide), ed in verità è anche quella seguita segretamente da Ibn Ezra. Ralbag, nel suo Commentario alla Torah, sceglie anch’egli questa via. […] Le varie difficoltà riscontrate da Rabbeinu Nissim lo hanno spinto a non commentare questa sezione, poiché egli non ha avuto la forza di contendere con i suoi colleghi nella spiegazione allegorica, e non è stato capace di interpretare il significato letterale. Perciò egli ha deciso di rimanere in silenzio sulla questione”.

L’interpretazione che ha influenzato fortemente la cultura occidentale negli ultimi duemila anni è senza dubbio quella imposta dal Cristianesimo, secondo cui il peccato di Adamo ed Eva avrebbe provocato la “caduta dell’uomo dalla Grazia”, corrompendo così la natura umana e rendendo necessaria la venuta di un redentore per poter ottenere la salvezza dell’anima. Anche se oggi la Chiesa Cattolica sostiene che i primi capitoli della Genesi siano stati composti in un “linguaggio di immagini”, e che non siano di natura puramente storica, la dottrina del peccato originale ha mantenuto il suo ruolo centrale.
In ambito ebraico, l’idea che l’anima umana sia stata macchiata a causa del peccato della prima coppia viene da sempre rigettata. Rabbi Samson Raphael Hirsch definisce il peccato originale “una menzogna sconsolante che compromette il futuro morale dell’umanità” (Commentario a Bereshit 3:19).

Le scoperte scientifiche degli ultimi secoli sull’origine della specie umana e sullo sviluppo della civiltà, rigettate e contestate in molti ambienti religiosi, hanno fatto sì che la storia di Adamo ed Eva sia spesso divenuta oggetto di disprezzo e di derisione da parte di coloro che la vedono come un mito infantile incompatibile con le conoscenze odierne. Contro questo atteggiamento superficiale, alcuni autori, sia Ebrei che Cristiani, hanno affermato che il racconto della Creazione e quello del Giardino dell’Eden siano da interpretare in maniera non letterale e che in essi si nascondano metafore e insegnamenti elevati.

Ma il desiderio di riuscire a riconciliare la Bibbia con le moderne teorie scientifiche non basta per bollare la vicenda di Adamo come un’allegoria. Una simile pretesa necessita di essere dimostrata attraverso uno studio obiettivo del Libro della Genesi, senza cedere al semplice bisogno di accordare la fede con la ragione.
All’interno del testo, in effetti, si possono rintracciare alcuni indizi a favore dell’ipotesi che il racconto non sia da interpretare alla lettera:

1) I nomi dei protagonisti si addicono più a personificazioni allegoriche che a personaggi reali. Adam significa infatti “Umano”, mentre la donna è chiamata Ishah, che significa appunto “Donna”, finché in seguito le viene dato il nome di Chavah (Eva) in quanto ella è la “madre di tutti i viventi (chayim)”.
2) Il racconto è pieno di elementi favolistici insoliti: un giardino soprannaturale in cui la conoscenza e la vita eterna crescono sugli alberi, un serpente parlante, la donna tratta dal corpo dell’uomo e tanti altri.
3) Se interpretiamo il racconto alla lettera, la punizione che Dio infligge alla prima coppia umana ci appare inappropriata e terribilmente severa in rapporto al lieve peccato commesso. Questo problema ci stimola a ricercare significati metaforici che chiariscano la relazione tra il frutto proibito, l’espulsione dal Giardino e la morte.
4) Dio viene descritto in termini antropomorfi e materiali particolarmente eloquenti. Egli plasma l’uomo dalla polvere della terra, gli infonde un respiro vitale, lo sottopone a una sorta di “operazione chirurgica”, passeggia nel Giardino e veste Adamo ed Eva con delle tuniche. Dal momento che la Bibbia rifiuta di associare il Creatore ad una forma fisica, tutti questi particolari risultano più idonei a una parabola che a una storia da intendere letteralmente.

– Come interpretare il testo

A prescindere dalla questione della storicità, ciò che risulta davvero fondamentale è cercare di comprendere il messaggio del racconto dell’Eden, l’insegnamento che esso vuole comunicarci attraverso una vicenda che può apparire semplice, ma che in realtà è piena di dettagli enigmatici, espressioni oscure e immagini da decifrare.

Innanzitutto, che cosa rappresenta l’albero della conoscenza del bene e del male (etz hadaat tov v’ra)?
Secondo un’interpretazione un po’ maliziosa, esso non sarebbe altro che la scoperta della forma più completa di “conoscenza”, cioè il rapporto sessuale. Nachmanide afferma invece che tale conoscenza sia da identificare nel libero arbitrio, ma Abravanel osserva che ciò è impossibile, poiché “un comandamento si applica solo a chi ha la possibilità di scegliere”, e dunque l’uomo doveva necessariamente possedere il libero arbitrio fin dal principio.
Ma lasciamo da parte ogni divagazione psicanalitica e filosofica, e chiediamoci semplicemente che cosa sia la conoscenza del bene e del male nel linguaggio strettamente biblico.

Nel Deuteronomio, in riferimento ai bambini del popolo d’Israele, il testo dichiara: “I vostri figli, che oggi non conoscono né il bene né il male (Deuteronomio 1:39).

Nel Libro dei Re, il giovane Salomone afferma davanti a Dio: “Io sono solo un fanciullo e non so come comportarmi […] Concedi dunque al tuo servo un cuore intelligente, perché possa amministrare la giustizia per il tuo popolo e discernere il bene dal male (1 Re 3:7-9).

Isaia, parlando del bambino chiamato Imanuel, profetizza dicendo: “Prima che il fanciullo sappia rigettare il male e scegliere il bene, il paese che temi a motivo dei suoi re sarà abbandonato” (Isaia 7:15).

Dunque, secondo la Bibbia ebraica, la conoscenza del bene e del male è ciò che manca ai bambini, la maturità che consente agli uomini di effettuare delle scelte in modo consapevole. La chiave per decodificare il racconto è nascosta proprio in questo concetto.

Se leggiamo il brano con attenzione, ci accorgiamo che in esso si trovano continui richiami al mondo incantato e illusorio dell’infanzia. L’essere umano è posto in un ambiente puro e protetto in cui tutte le sue necessità vengono soddisfatte. A causa della sua ingenuità primordiale, egli non prova vergogna pur essendo nudo. Non conosce il pudore e la malizia. Il rapporto con la natura è sereno e diretto. Dio, il genitore premuroso, fa sì che al proprio figlio non manchi nulla, ma impone anche una semplice regola. L’uomo, non avendo ancora una coscienza morale, capisce di dover rispettare questa regola solo per evitare di incorrere nel castigo, proprio come un bambino.
Dio ha stabilito anche dei doveri per l’essere umano: occuparsi del giardino e custodirlo (Genesi 2:15). In realtà, tuttavia, il testo ci lascia intendere che non ci fosse molto lavoro da fare, dato che l’Eden si irrigava da solo. Dio si comporta quindi come un genitore che chiede al figlio di tenere in ordine la propria stanza.
Un cambiamento significativo avviene nel momento in cui Adamo si rende conto di non essere solo. Esiste un altro sesso, un altro “lato” dell’esistenza umana: il termine tzelah, spesso tradotto con “costola”, significa principalmente “lato”.
In questo paradiso infantile in cui il tempo appare eterno, si insinua però una figura negativa: il serpente (nachash). Nel Midrash, i Maestri spiegano che questo personaggio rappresenta lo yetzer harah, l’istinto del male, che nel contesto del racconto è il desiderio che induce a seguire i propri impulsi e a mettere in discussione i limiti imposti dall’autorità paterna. Il dialogo tra Eva e il serpente ha infatti tutte le caratteristiche di un vero monologo interiore.

Dopo aver ceduto alla tentazione, l’innocenza e l’ingenuità scompaiono: “Allora si aprirono gli occhi di ambedue ed essi si accorsero di essere nudi” (Genesi 3:7). Rabbi Mordecai Breuer spiega:

“Il lento sviluppo che ogni individuo attraversa gradualmente, cadde su Adamo in un solo istante. Un momento prima egli era perfetto e innocente, puro come un bambino, ed ora è già diventato un adulto. Egli acquisì tutto ciò che il mondo degli adulti ha di buono, ma anche tutte le parti negative: il dissidio, la vergogna e il peccato” (R. Mordecai Breuer, Pirkei Mo’adot I, p. 113).

Dopo il peccato, la natura umana non è degenerata; anzi, essa ha acquisito virtù superiori. La conoscenza del bene e del male ha reso Adamo ed Eva “simili a Dio” e diversi dagli animali (Genesi 3:4; 3:22).
Una domanda sorge spontanea: Dio voleva davvero privare l’umanità della conoscenza del bene e del male? Non era forse il proposito iniziale del Creatore quello di rendere l’uomo a Sua immagine e somiglianza?
Secondo il Midrash (Bereshit Rabbah) il peccato di Adamo non è stato un incidente di percorso, bensì qualcosa di inevitabile, un evento già previsto fin dall’inizio. Non è un caso che la Torah ci dica che l’albero della conoscenza si trovava al centro del giardino (Genesi 2:9). In altre parole, tutte le strade conducevano ad esso. Adamo ed Eva non avrebbero potuto ignorarlo. Forse la maturazione di cui l’uomo aveva bisogno poteva essere ottenuta solo a causa della trasgressione di una norma. Sappiamo infatti che la crescita psicologica dell’individuo passa inevitabilmente attraverso una temporanea messa in discussione dell’autorità paterna.

Con la fine dell’infanzia, gli esseri umani devono iniziare ad affrontare la durezza della vita, la fatica, la realtà ostile che li circonda. Si esce dal paradiso incantato per entrare in un mondo più aspro e concreto, e si acquisisce così anche l’idea della morte, sconosciuta ai bambini e agli animali: “Finché tu ritorni alla terra perché da essa fosti tratto; poiché tu sei polvere, e in polvere ritornerai” (Genesi 3:19).
La donna diviene portatrice di vita (Genesi 3:20), ma da ciò consegue inevitabilmente il dover fare i conti con i dolori della gravidanza (Genesi 3:16). Quelle che nel racconto biblico sono presentate come condanne inflitte da Dio, nella realtà sono aspetti importanti della condizione umana di cui si prende coscienza attraverso la maturazione.

Nonostante la disobbedienza, Dio non abbandona i suoi figli e non li priva della sua misericordia. Al contrario, prima di lasciarli andare per la loro strada, Egli compie per Adam e Chavah un gesto d’amore: “Poi il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie delle tuniche di pelle e li vestì” (Genesi 3:21).

In questa riflessione non possiamo tralasciare la condanna riservata al serpente:
E il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame e fra tutte le fiere dei campi! Tu camminerai sul tuo ventre e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita» (Genesi 3:14).
Leggendo questo verso, è facile cadere nell’errore di credere di trovarci davanti a un mito sull’origine della particolare anatomia dei serpenti. Ma un’interpretazione così semplicistica non sembra pertinente a quanto abbiamo compreso fino ad ora. Un mito di questo genere, inoltre, si avvicinerebbe più alla cultura greca che a quella semitica.
Se il racconto è allegorico, allora il giardino non è un luogo fisico, gli alberi rappresentano concetti astratti, e dunque anche il serpente non è un vero serpente. Del resto, come è stato osservato, i Maestri hanno sempre identificato il viscido tentatore con l’istinto del male. È quindi plausibile che il testo voglia insegnarci che chi cede alle proprie pulsioni carnali “cammina sul proprio ventre”, cioè finisce per essere dominato dai suoi appetiti. L’istinto del male ci appare astuto (Genesi 3:1), ma chi segue la sua via incontra miseria e insoddisfazione, come “mangiare la polvere”.
La maledizione prosegue: “Io porrò inimicizia fra te e la donna e fra la tua discendenza e la discendenza di lei; essa ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno” (Genesi 3:15).
In tutta la sua lunga storia, l’umanità è chiamata ad affrontare una lotta contro le proprie tendenze animalesche ed egoistiche. Il serpente deve essere schiacciato, nonostante abbia il potere di ferirci. Il Cristianesimo ha frainteso questo verso interpretandolo come la promessa della venuta di un redentore capace di sconfiggere il peccato, mentre di fatto esso esprime un dovere che riguarda “la discendenza della donna”, ovvero l’intera razza umana.

Se quanto abbiamo affermato fosse corretto, il racconto del Giardino dell’Eden sarebbe da interpretare come una parabola che descrive la condizione dell’umanità e la perdita dell’innocenza infantile. La storia di Adamo ed Eva non sarebbe una vicenda limitata a due individui del passato, ma una rappresentazione di ciò che può accadere in ogni epoca a ciascuno di noi. Tutto ciò priverebbe forse i primi capitoli della Genesi della loro validità? E quali sarebbero le conseguenze per le religioni che dichiarano di basarsi sul testo biblico? Lasciamo che ognuno formuli le proprie risposte.

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23 risposte a “Quello che non vi hanno mai detto su Adamo ed Eva

  1. Mio caro redattore ci sono spunti e riflessioni interessanti nel suo articolo, ma non essendo molto rispettoso del testo, inevitabilmente cade in contraddizioni logiche. L’albero della conoscenza non era posto al centro del giardino, ma è Eva che fa confusione, cosi come aveva aggiunto un comando che Dio non aveva dato, quello di non toccare l’albero. I rabbini dicono che il comando originario Dio l’aveva dato ad adamo che poi lo ha riferito ad eva, ed in questo passaggio vi deve essere stato un errore di trasmissione ed interpretazione, e cosi eva si è fatta ingannare. Scherzando mi verrebbe da dire che i primi esseri umani che hanno interpretato e trasmesso la parola di dio, hanno fatto un gran pasticcio, e se il loro nome indica tutto il genere umano nella sua evoluzione storica, siamo belli che fritti. Chissà se forse è per questo che i profeti dicono che un giorno tutti saranno ammestrati dal Signore…….
    Cmq per venire a noi, ci sono tante domande da porsi prima di poter trovare la soluzione, e la più importante è domandarsi perchè mai erano posti sullo stesso albero bene e male, confusi e mischiati insieme, Il processo di creazione è un processo di separazione, e il signore tutto separa,ma solo il bene e il male non ha separato. La sapienza è l’arte del discernimento del bene e del male, allontanarsi dal male e scegliere e fare il bene, ma perché mai il signore ha detto che se avrebbe mangiato di quell’albero certamente ne sarebbe morto? coem si fa a separarlo se prima non lo conosciamo? Certamente ha detto, ed è inutile fare sofismi o arrampicarsi sugli specchi, perché se non prendiamo sul serio questa sua parola ed eludiamo il suo primo ed unico comando che ci ha dato, viengono meno tutti gli altri. Se ne mangi certamente morirai, mentre il satan disse l’opposto, non morirai affatto, anzi diventarai come dio conoscendo il bene ed il male aggiunse, e cosi mangiarono, diventando adulti e finalmente uomini dice qualcuno. Chi trova un amico trova un tesoro è scritto nella bibbia, ed è come se dio li avesse messi alla prova ed il satan li aveva aiutati a superare la prova, rivelandolgi quello che anche dio sapeva. Dio ama farsi vincere da coloro che egli ama, dice un detto rabbinico, ma in questo episodio è molto diffcile poter scoprire e capire chi ha effettivamente vinto e perso. Con il suo atto conquista la libertà adamo dice qualcuno, ma se aveva mangiato, vuol dire che a differenza degli animali era già libero prima del peccato e forse la libertà l’ha persa più che conquistala, perchè toccherà al signore liberarlo poi dall’egitto, e se qualcuno ritiene che solo peccando diventa uomo, in base al racconto non sembra affatto che prima era un animale, ma anzi conversando e passaggiando con dio magari era coem un dio, o semplicemente dire che uomo lo divenne quando conobbe eva, e che è animale è molto più facile che lo diventa dopo il peccato, dopo aver consociuto il bene ed il male come ci dimostra la storia. Ci sono molte contraddizioni logche nel testo biblico, insanabili si potrebbe dire, e tutte le scritture si avviluppanoin questa contraddizione, ed anche il pesniero cristiano cade in contraddizoni. Dio si è fatto uomo affinchè l’uomo si faccia dio dicono, ma perchè mai allora l’ha scacciato dal paradiso proprio quando voleva diventare come Dio ? Il Signore ha previsto ogni cosa nella sua prescienza, ha quasi costretto adamo a peccare, e poi viene detto che lui non ha dato a nessuno il permesso di peccare, e mai nessuna parola può venire meno. certamente ne morirai e se adamo non morrà sembra che debba ringraziareil il satan perchè ha vinto contro dio. E’ pieno di contraddizioni il testo, ma in realtà, per dogma di fede o meno, non ci può mai essere nessuna contraddizione in dio. Sia confuso chi tradisce per un nulla dice davide, e lei lo sa che il signore ama farsi beffa e burlarsi della sapienza ed inteligenza umana. E’ un meraviglioso gioco di parole il racconto del peccato, perchè con le parole dio ha creato il mondo, ed è un meraviglioso gioco di logica che forse solo i bambini posso risolvere, perché mosè ricordò che i bambini che non conoscevano il bene ed il male sarebbero passati a corna ed entrati nella terra promessa , ma non loro perchè erano stati presuntuosi. Se vuole mi piacerebbe discutere con lei , o darle solo delle piccoli indicazioni per poter risolvere il dilemma affinchè poi ci arrivi logicamente da solo.
    saluti

    • Caro anonimo,
      Sono contento di ricevere commenti da parte tua (possiamo darci del tu se per te va bene), ma se vuoi iniziare una discussione esegetica è necessario che i tuoi messaggi siano un po’ meno dispersivi e più chiari, a beneficio nostro e dei visitatori che ci leggeranno, altrimenti per me è difficile ricostruire il pensiero dietro i tuoi (pur apprezzabili) interventi.
      Per quanto riguarda questo articolo, non mi pare di essere stato poco rispettoso del testo. Che entrambi gli alberi si trovassero nel mezzo del giardino (betokh haGan) è spiegato in maniera convincente nel Commentario di Umberto Cassuto, sulla base di un’analisi accurata del testo ebraico.
      Sul fatto che il ruolo di Dio nel racconto di Genesi 2-3 sia meno semplice e lineare di quanto spesso si crede, sono assolutamente d’accordo. Considera che questo articolo contiene solo spunti e accenni di interpretazione: Al libro di Genesi, e in particolare a questo racconto, “Sguardo a Sion” ha deciso di dedicare un libro che si spera possa essere terminato nei prossimi mesi.

  2. Ho moltissimo piacere di intraprendere ed inziare una discussione con te, e ti confesso che anch’io sto scrivendo un libro sulla bibbia, tutto in bozza che non mi è facile completare, e nemmeno posso rinunciarci. Ma ti premetto che io non sono studioso, qualcosa ho letto e sentito, ma ciò che mi affascina è la lettura e il misticismo logico della Bibbia. Lo so che a volte sono prolisso e dispersivo, ma non è mai facile parlare di Dio, in continua polarità e tensione fra particolare ed universale. Ti ho detto che non sei stato molto rispettoso del testo, solo perché non hai riportato l’ammonimento di Dio che certamente adamo sarebbe morto, un ammonimento che non ci fa piacere leggere, ma con cui dobbiamo confrontarci e mai eluderlo. Il mio libro verte tutto su qesto argomento, sul perché di quel divieto, cercando di trovare conferma della sua validità e bontà in tutto il resto della Bibbia, perchè Dio non può mai contraddirsi. Il Signore è un dio verace e senza malizia diceva Mosè, ed in questo racconto il Signore è semplice e lineare, molto più semplice e lineare di quanto si pensi. Basta solo fare alcune ipotesi, e poi verificarle, solo per cercare di capire il pensiero e la logica dell’autore della Bibbia per dir cosi, al di là di ogni nostro giudzio di valore. Prima ipotesi, il Signore è un tutt’uno con la sua torah, anche lui rispetta la sua torah e se dice all’uomo di fare o non fare qualcosa, anche lui si comporta allo stesso modo.Secoda ipotesi, Dio dice sempre la verità e l’asuto serpente sempre la menzogna, ed è quest’ultima ipotesi che deve essere verificata nel racconto, perché con una bugia ha esordito fin dall’inizio: E’ vero che Dio ha detto che non dovete mangiare di nessun albero del giardino? Disse esattamente il contrario, ed il contrario ha detto in ogni sua parola, perché i loro occhi non si sono aperti, ma chiusi ,e toccherà poi a Dio crecare di riapriglierli, fargli vedere le voci di dio al monte sinai e non più quelle del serpente. Dio sa che diventerete come lui conoscendo il bene ed il male, ma in anche in questo ha detto una manzogna, il contrario della verità . Lo so che farai molta fatica ad accettarlo, ma se Dio ha detto all’uomo di non mangiare di quell’albero vuol dire che neanche lui ne mangia. In base a queste ipotesi non ci sono contraddizioni nel racconto della Bibbia,e poi occore solo verificarle applicando in ogni cosa l’extrema ratio. Sono alternativi i due alberi, perché ogni cosa sepra Dio, e se non ha seprato allora il bene e il male, non risulta che l’abbia separato in seguito, ma agli ebrei ha donato la torah. L’albero della conoscenza può simboleggiare la totalità della sapienza umana, ma l’albero della vita gli ebrei dicono che simboleggia la torah. Tutti i figli di Adamo si nutrono di bene e di male mischiati insieme, ma gli ebrai dovrebbero vivere in questo mondo solo nutrendosi dell’albero della vita. Erano dei bambini adamo ed eva, che per divenire adulti dovevamo mangiare, e dovevano decidere di quale albero mangiare, dell’uno o dell’altro perché dio mette sempre l’uomo di fronte a due opzioni diverse. Ma è tutto halachà nell’ebraismo, trovare la giusta strada, il giusto cammino, ed il satan gli ha indicato la strada all’incontrario, perchè per essere come dio solo dell’albero della vita dovevano mangiare. Leggendo la bibbia, sembra che ogni volta gli ebrei peccano contro dio ed il racconto ci dice che si sedettero a mangiare e bere, sembra che voglia dirci che dell’albero della conoscenza vogliono mangiare, così come fanno tutti gli altri popoli. Tutto è simbolico nella bibbia, e non so se sono stato chiaro, ma sono queste ipotesi che dovresti sviluppare e verificare. Io cerco di farlo nel mio libro ma è molto lungo, un pò mi ci perdo e naufrago, ma credo e spero di riuscirci. L’albero della vita simboleggia la torah, e mi verrebbe da chiedere perché mai poprio gli ebrei hanno tanta voglia e desiderio di mangiare dell’altro albero. l’istinto è forte finché non comprendiamo il senso del divieto, ma il Signore ha detto di non magiarne, punto e basta, e solo se si mettono in pratica tutti i suoi precetti si è più intelligente degli altri popoli. Dopo il peccato adamo è stato confuso, e non sa nemmeno se vivrà o morrà, se è saggio o se è stolto, se è stupido o intelligente e cosi via, perché dovunque stenderà la mano per mangiare coglierà sempre insieme bene e male, e la verità è stata confusa con la menzogna, e Dio è stato il primo ad essere calunniato nella storia umana. Ti ho detto molte cose, prova a ragionarci umilmente in modo lineare, perché come hai fatto notare nel racconto tutto è perfettamente simmetrico ed ogni cosa opposta all’altra.
    carissimi saluti

    • Quando interpretiamo questo brano dobbiamo stare attenti a non mescolare il racconto dell’Eden con il racconto dei sette giorni della Creazione. L’uomo nel Giardino dell’Eden non è l’uomo creato a immagine di Dio nel capitolo 1. Certo, si tratta della stessa creatura, della medesima specie umana, ma i due racconti partono da due prospettive opposte e si concentrano su aspetti molto diversi. L’idea che la Creazione sia “separazione” appartiene al capitolo 1. La Creazione di Genesi 2-3 non è separazione. Quindi affermare che “Dio ha separato tutto tranne il bene e il male” significa ibridare i due racconti.
      La conoscenza del bene (tov) e del male (ra) è una facoltà che appartiene a Dio. È lui che dice “non è bene (tov) che l’uomo sia solo”, e che un seguito dirà: “l’istinto dell’uomo è male (ra)”. Mangiando dall’albero proibito, l’uomo diviene simile a Dio in quanto acquisisce una sua qualità tipica: la concezione della moralità (bene e male).
      Il serpente non dice vere e proprie menzogne: le sue sono mezze verità, o meglio, verità viste solo dall’angolazione più conveniente.

  3. Come ti ho detto per spiegarlo e verificarlo ci vorrebbero molte pagine. Comprendo ciò che vuoi dire, ma in base alla tua interpretazione la contraddizione del racconto rimane tutta però, perché Dio ha detto che certamente ne sarebbe morto mangiando, e dopo aver mangiato furono loro stessi a dire di essere stati ingannati, e da dio si nascosero. I racconti della creazione e di questo episodio sono diversi e non bisogna fare ibridazioni, ma bisogna cercare di unirli però senza nessuna contraddizione ed in perfetta continuità logica. l’ ebraico lo conosco pochissimo perchè non ho portato a compimento lo studio, ma se puoi mi piacerebbe sapere l’esatto significato dei termini immagine e somigliana di Dio, l’interpretazione prevalente che se ne dà. Il profondo significato delle parole è importante, così come il termine conoscenza non indica solo una cooscenza speculativa ed astratta, ma concreta, un conoscere solo mangiando, e quindi farlo pure il male cosi come il bene,
    Ma Dio lo fa il male? E se non lo fa, come fa a conoscerlo? Bisognerebbe porsi tante domande e metterle tutte insieme, prima di poter trovare una risposta per ogni cosa, e per risolvere complesse equazioni con tante incognite occorre prima semplificare quanto più è possibile

    • Non capisco dove sarebbe la contraddizione che a tuo parere persiste in riferimento alla “condanna a morte” di Adamo. Puoi spiegarmi cosa intendi?
      La parola “immagine” (tzelem) compare ad esempio in 1 Samuele 6:5.
      Mentre “somiglianza” (d’mut) ricorre in Ezechiele 1:5. Questi due esempi possono aiutarti a comprendere il significato biblico di questi due termini tanto discussi.

  4. Ti ringrazio, verificherò i versetti. Per quanto riguarda la contraddizione, a me sembra molto evidente. Tu dici che mangiando dell’albero della conoscenza, adamo diviene simile a Dio in quanto acquisisce la concenzione della moralità, una qualità tipica di Dio. Ma allora perché Dio gli aveva detto che certamente ne sarebbe morto? Morire e divenire simili a lui è contradditorio. E se come dici è divenuto simile a Dio e non muore, allora aveva perfettamente ragione il serpente. Alcuni, in particolar modo i cristiani, dicono che Dio l’ha punito perché voleva usurpare il suo trono in un certo qualmodo, decidere da se stesso ciò che è bene e ciò che male, e questo all’uomo non è mai possibile per le sue limitate capacità,. Anche questa semplice interpretazione coglie vari aspetti della verità, ma implicitamente ammette che allora non è diventato simile a dio se non sa distinguere bene e male.( ed in questo caso il serpente ha detto una mezza verità) Bisgona dividere il bene dal male, e questo spetta solo a Dio, Ma se è cosi, allora perché non l’ha diviso prima del peccato il bene dal male, se tocca a lui dividerlo in seguito? Solo per metterlo alla prova per vedere se aveva fede, dice qualcuno, porlo al limite fra il labile confine tra prova e tentazione. Anche questa interpretazione è interessante, ma serve solo ad evidenziare il valore della fede, senza idagare e spiegare le ragioni del divieto e del castigo,
    Possono sembrare sofismi i miei, ma le contraddizioni e le confusioni mi sembrano evidenti, ed un pò scherzando piacerebbe dire che qui ci vorrebbe proprio il bastone di Mosè che poteva trasformarsi pure in serpente. La bibbia è un libro affascinante, c’è scritto che il signore ride, e sembra che anche dell’umorismo bisogna servirsi per cercare di capirla.
    Ho verificato i versetti che mi hai detto. Non sono un esperto, e non riesco a capirne l’importanza per quello che ti aveva chiesto, anche se dell’episodio del libro di samuele ne sono molto curioso del significato, pure per la ricorrenza del numero 5 che nella bibbia ricorre spessissimo e nella tradizione rabbinica è la dimensione del messia. Io al termine immagine, generalmente do il significato di stretta vicinanza a Dio, mentra la somiglianza indica la distanza,quel che sembra ma in realtà non è. L’uomo che si avvicina e che si allantona da dio per dirla semplicemente.
    Vedo che hai profonde conoscenze bibliche, e scusami se ne approfitto. Fra i tanti nomi ed attributi di Dio, il termine Signore degli eserciti, ha shabaot, compare per la prima volta nel lbro di samuele, la preghiera che anna rivolge a lui, ma nel libro di samuele compare anche per la prima volta il termine Dio della conoscenza, ma non riesco a sapere e verificare in quali versetti, per cercare di capirne il significato, che forse potrebbe pure esserci utile nel caso di adamo
    saluti.

    • Che l’uomo sia diventato simile a Dio lo afferma Dio stesso dopo il peccato: “L’uomo è diventato come uno di noi (keachad mimmenu) per la conoscenza del bene e del male” (3:22). Quindi non è solo il serpente a dire una cosa simile.
      Adamo non trova subito la morte, ma di fatto la condanna si realizza con la privazione dell’albero della vita, che equivale a una condanna a morte prolungata. Citando altri esempi biblici, Nachmanide spiega che “in quel giorno morirai” non indica una data precisa in cui doveva avvenire la morte di Adamo, ma solo una condanna a tempo indeterminato. Quindi non vi è alcuna contraddizione a mio parere.

  5. Che posso dirti, se è cosi Dio o è capriccioso o inconoscibile ed indeicfrabile. Mentre prima passeggiava e conversva con lui, quando diviene come lui, lo scaccia dal paradiso privandolo dell’albero della vita, e per colpa sua anche il suolo viene maledetto. Ne morirai gli aveva detto, ed anche se è un giorno lontano ed indeterminato, se lui comunque muore, come fai ad affermare che è diventato simile a DIo? Può Dio morire? Sono sincero, ma non riesco a capire come fai a dire che non esistono contraddizioni. Tu stesso hai detto che il racconto non è lineare, ed anche l’ammonimento e la condanna di DIo è eccessivo rispetto al cosiddetto peccato di adamo. Non bisogna a tutti i costi prendere le difese di Dio per far quadrare ogni cosa ricordava Giobbe, e DIo diede ragione a Giobbe. Bisogna usare tutta la Bibbia per risolvere il dilemma del racconto, te l ho detto, Dio è un mistero e quel che si può fare ed aspirare è prendere coscienza e consapevolezza di un affascinante mistero.

    • Che Adamo sia diventato simile a Dio non lo affermo io, ma il testo, precisamente al versetto 3:22 che ti ho citato prima. Tuttavia non dice che è diventato simile a Dio in tutto, ma soltanto “per la conoscenza del bene e del male”. Solo in questa facoltà l’uomo si è elevato al di sopra del suo stato infantile precedente.
      La conoscenza del bene e del male e la vita appartengono entrambe a Dio. L’uomo non può possederle entrambe, ma soltanto una, e ha scelto la conoscenza.
      La punizione sembra inadeguata e sproporzionata alla colpa solo se si interpreta il racconto alla lettera, come se fosse la vicenda di due persone che furono realmente cacciate da un giardino per aver mangiato un frutto. Ma mi è difficile spiegare in modo esauriente tutto ciò in semplici commenti di un blog. Per spiegare il significato dell’intero racconto mi ci sono volute più di 40 pagine.

  6. Potrei dirti che se non può possederle entrambe, e doveva scegliere fra la vita e la conoscena, ha comunque scelto male. Non si può speiegare in poche righe, e non avendo la capacità di sintesi io di pagine ne ho scritto circa 400, perchè ho voluto affrontare tutte le tematiche più importanti della Bibbia, perchè ogni cosa è collegata all’altra. Forse non mi crederai se ti dico che ti comprendo, ma personalmente quel divieto ed il castigo, non sono mai risciuto ad impormelo e a digerirlo, non solo a spiegarmelo. C’è un conflitto fra fede e ragione, e dipende tutto dalla nostra inclinazione dell’animo che inveitabilmente condiziona tutto il nostro essere, la nostra forma mentis, i nostri sentimenti, pensieri , azioni e tutto il resto, gli occhi con cui guardiamo il mondo e cosi ho cercato di guardare ogni cosa dal punto di vista di dio e non dell’uomo, poi non so con chi poterlo condividere. Scusa se ti rinnovo la richiesta, ma solo se vuoi, e puoi farlo e verificare in quale passo viene riportato il termine il dio della conoscenza.

  7. ti ringrazio , mi è molto utile l’indicazione. Spero che un giorno possiamo approfondire il tutto in un modo molto più ampio ed esteso.

  8. Gentile redattore scusa se ti chiedo un altro piccolo favore se puoi. Mi servirebbe sapere quali sono nell’origanale ebraico i verbi usati nei famosi versi del profeta Isaia: io faccio il bene, io creo il male. Nelle traduzioni italiane sono a volte riportate in versioni diverse, o usando gli stessi verbi, come ” io creo” riferito sia al bene che al male, o usando altri sostantivi al posto del male. Puoi riportarmi il versetto originario per verificare se sono gli stessi versi ed il loro significato?
    Grazie

  9. Ringrazio sguardoasion per questo bellissimo articolo. Mi era balenato in mente che Genesi potesse raccontare l’infanzia dell’uomo e l’uscita da questa condizione verso la maturità, tuttavia era solo un’intuizione,
    mentre lei me lo ha spiegato benissimo. Ancora tanti ringraziamenti.

  10. cara oriettasantamria, ma non hai letto che quando l’uomo esce dall’infanzia verso una condizione di maturità, come tu dici ed hai intuito, il Signore ad adamo ha detto che certamente ne sarebbe morto?
    Meglio restare per sempre bambini a quanto pare

  11. Mio caro redattore, vorrei chiederti una cosa se mi leggi. Nel racconto del peccat originale il nome di HaShem viene sempre adoperato insieme al nome di Elhoim, almeno cosi mi sembra. I nomi e gli attributi di DIo sono molto importanti, e con il nome di Elhoim ha creato il mondo, e con quello di HaShem l’uomo. Vorrei chiederti in quali casi non vengono usati insieme nel racconto del peccato originale, dalla creazione dell’uomo all fine del racconto quando gli viene privato l’albero della vita, e se nel resto della Bibbia capita spesso che i due nomi vengono usati insieme. Niente è un caso, e se puoi verificare e rispondermi, mi farebbe molto piacere.Io non son in grado di leggere in ebraico.
    Grazie

    • Nel primo racconto (Genesi 1:1 – 2:3) è utilizzato esclusivamente Elohim.
      Nel racconto dell’Eden (che inizia al versetto 2:4) i due nomi compaiono sempre insieme eccetto che nel dialogo tra la donna e il serpente. Poi il nome Elohim scompare fino al “libro delle generazioni di Adam” (eccetto il caso di 4:25).

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