E Dio creò l’uguaglianza

Il Dr. Joshua Berman, rabbino e docente di materie bibliche presso l’Università israeliana Bar-Ilan, ha pubblicato nel 2008 il libro Created Equal: How the Bible Broke with Ancient Political Thought, in cui si propone di dimostrare che il concetto di uguaglianza, sia in termini politici che sociali, sia stato introdotto per la prima volta dalla Bibbia ebraica. Riportiamo di seguito la sintesi di un articolo del Dr. Berman che spiega e riassume le tesi principali del libro.

Seguendo vie incredibilmente nuove e contro-intuitive, la filosofia politica della Torah si eleva come una fenice al di sopra del paesaggio intellettuale del Medio Oriente antico. La verità evidente, all’epoca in cui fu scritta la Bibbia, era questa: gli uomini non sono stati creati uguali. È nei cinque libri della Torah che ha origine il pensiero egualitario.

Il modello sociale adottato dalla Bibbia ebraica, se analizzato nel contesto delle antiche legislazioni, rappresenta la creazione di un sistema sofisticato capace di unire insieme teologia, politica ed economia.

– Uguaglianza: una storia breve

Per comprendere l’idea secondo cui la Torah rappresenti l’alba del pensiero egualitario, è necessario partire da una prospettiva storica.

In Europa, con le rivoluzioni del diciottesimo e del diciannovesimo secolo, si ebbe la caduta dei privilegi di rango e della nobiltà, con la conseguente delegittimazione del sistema feudale e dello schiavismo. Prima di allora, le civiltà antiche come quella greca e quella romana avevano conosciuto i loro rispettivi riformatori, ma nessuno di essi aveva mai cercato di abolire la divisione in classi sociali. Neppure gli scrittori avevano mai concepito o desiderato nulla di simile nelle loro utopie idealiste.

“Fin dall’ora della nascita”, scriveva Aristotele, “alcuni sono marchiati per la sottomissione, altri per il dominio”. Si riteneva che la ricchezza fosse un privilegio riservato a pochi, e che ciò fosse un fatto naturale. I Greci e i Romani credevano fermamente nel bisogno di preservare l’armonia fra le varie classi.

Anche nel Medioevo si credeva che ciascuna classe, in una società ordinata, dovesse agire per il bene comune. Una netta stratificazione sociale era ugualmente presente negli imperi mediorientali, dove nessuno avrebbe mai ambito all’abolizione delle classi.

– Classi sociali e religione nel mondo antico e nella Torah

La rivoluzione politica della Torah ha inizio con la sua teologia.

Secondo la mentalità delle antiche popolazioni del Medio Oriente, l’ordine istituzionale della società era una manifestazione dell’ordine divino del cosmo. In altre parole, si credeva che nei cieli esistessero delle strutture che si riflettevano nella realtà politica terrena. Non è difficile intuire il motivo per cui questa idea fosse tanto diffusa: i sistemi politici, per definizione, sono artificiali, arbitrari e quindi fragili. Ma l’ordine istituzionale imposto da un regime poteva ottenere una forte legittimazione se si lasciava credere alle masse popolari che esso si fondasse su una struttura cosmica e sacra. Nel pantheon mesopotamico, ad esempio, Enlil, il capo degli dei, assomigliava molto alla sua controparte terrena: il re. Proprio come quest’ultimo, Enlil esercitava il suo potere attraverso ufficiali e funzionari minori, e presiedeva una grande assemblea.

Se una divinità desiderava qualcosa, come la riparazione di un tempio o l’espansione dei confini nazionali, si rivolgeva al re tramite vari intermediari, ma non parlava mai alle masse, né impartiva istruzioni alla gente comune. Il popolo aveva un unico scopo, cioè quello di lavorare e offrire tributi. I sudditi erano tutti servi del re, e appartenevano alla scala più bassa della gerarchia metafisica.  Le antiche religioni erano quindi soprattutto uno strumento per l’esercizio del dominio.

Nella Torah, al contrario, gli eventi  principali della narrazione biblica, cioè l’Esodo dall’Egitto e la Rivelazione sul Monte Sinai, escludono ogni pretesa di superiorità da parte di qualsiasi individuo o istituzione. L’Esodo  è un evento collettivo di liberazione che segna anche la nascita dell’uguaglianza.
La Rivelazione sul Sinai, benché sia normalmente concepita in termini religiosi, ha delle implicazioni politiche molto significative che costituiscono il fondamento della teologia egualitaria della Torah. Se infatti altrove gli dei comunicavano solo con i sovrani e non si interessavano delle masse, sul Sinai Dio parla direttamente al popolo. Nella Torah, le masse si trasformano in re.

L’archeologia ci permette di ammirare la portata di questo cambiamento.  Più di cinquanta anni fa, gli studiosi hanno osservato che il Patto tra Dio e Israele possiede molti elementi in comune con i cosiddetti trattati di vassallaggio tra un grande sovrano e un re di importanza minore. In questi antichi trattati, leggiamo che il re più potente interviene a favore di quello più debole, creando così l’opportunità di stabilire un’alleanza. Da parte sua, il re minore dimostra la sua gratitudine accettando una serie di condizioni per mostrare la sua fedeltà.
Ricevendo la salvezza dall’Egitto da parte di Dio, i figli d’Israele firmano sul Sinai il loro patto di vassallaggio come segno di lealtà, diventando così alleati di Dio, il grande sovrano.

Non meno significativo è il fatto che la Torah dichiari che il racconto dell’Esodo debba essere tramandato dal popolo come una vera e propria storia nazionale. Benché gli studiosi abbiano rinvenuto in tutto il Medio Oriente più di un milione di iscrizioni, queste appaiono incentrate unicamente sulle divinità, sui re o sui nobili, non sulla storia di una collettività. Nessun testo antico era composto per le masse.
E’ nella Torah che avviene la prima formazione dell’identità di un popolo basata sulla consapevolezza di un passato comune. La Bibbia ebraica è infatti il solo esempio letterario di storia nazionale che precede il periodo ellenistico. Inoltre, la Torah mostra un atteggiamento nei confronti della diffusione dei testi fra la popolazione che appare in aperto contrasto con quanto avveniva nel resto del Medio Oriente, dove le uniche persone capaci di leggere e scrivere erano gli scribi e i membri delle classi più elevate. Nella visione biblica, al contrario, si riscontra un impeto di condivisione della Legge divina con l’intero popolo d’Israele. Mosè legge la Torah a tutta la nazione (Esodo 24:1-8); essa deve essere insegnata ai bambini (Deuteronomio 6:7) e letta pubblicamente davanti a tutto il popolo (Deuteronomio 31:10-13).

– La concezione politica radicale della Torah

Dopo aver affrontato gli elementi teologici, vediamo ora in che modo la Torah ha rinnovato radicalmente gli aspetti legati alle funzioni politiche e all’esercizio del potere.
Sappiamo che i re, nel mondo antico, potevano comporre e promulgare leggi, ma  rimanevano sempre al di sopra della giustizia.
Prima della nascita dei grandi pensatori di Atene, la Torah era già arrivata a formulare il principio di uguaglianza di fronte alle legge. Le cariche pubbliche previste dalla Torah, cioè i giudici, i sacerdoti, il re e i profeti, sono tutte sottoposte alla stessa giustizia. Inoltre, la legge è concepita come un testo scritto i cui dettami devono essere diffusi pubblicamente a salvaguardia dei comuni cittadini, rendendo di conseguenza evidenti i possibili abusi di potere.

Per quanto riguarda l’elezione dei capi e dei rappresentanti, la Torah non riserva questo compito ad alcuna entità politica specifica. È invece alla collettività che viene dato l’incarico di scegliere un re – nel caso in cui il popolo desideri la monarchia (vedi Deut. 17:14-15) – e di nominare i giudici.

Il re d’Israele, secondo i limiti imposti dalla Torah, è soltanto un’ombra di ciò che i sovrani rappresentavano fra le altre nazioni:

Costituirai sopra di te un re scelto tra i tuoi fratelli. Non potrai costituire sopra di te uno straniero che non sia tuo fratello. Ma egli non deve procurarsi un gran numero di cavalli, né deve far tornare il popolo in Egitto per procurarsi un gran numero di cavalli, poiché il Signore vi ha detto: “Non ritornerete più per quella via”.  Non deve procurarsi un gran numero di mogli, affinché il suo cuore non si svii; e non deve accumulare gran quantità di argento e d’oro per se stesso. Inoltre, quando siederà sul trono del suo regno, scriverà per suo uso in un libro una copia di questa Legge, secondo l’esemplare dei sacerdoti levitici. La terrà presso di sé e la leggerà tutti i giorni della sua vita, per imparare a temere il Signore suo Dio, e a mettere in pratica tutte le parole di questa Legge e questi statuti, perché il suo cuore non si innalzi sopra i suoi fratelli (Deuteronomio 17:15-20).

Dunque il re, al contrario di come avveniva altrove, non è chiamato a svolgere una funzione centrale nel culto. La proibizione di procurarsi un gran numero di cavalli gli impedisce di costituire una classe militare privilegiata composta dalla cavalleria, e il divieto di sposare molte mogli non gli consente di consolidare il suo potere attraverso un’ampia rete di accordi politici ottenuti tramite matrimoni strategici, cosa del tutto naturale fra i popoli vicini.

– Dio l’economista

Nel suo profondo rivoluzionamento della struttura sociale, la Torah ha istituito il primo ordinamento economico che si propone di ridurre al minimo la distinzione di classe basata sulla ricchezza,  allo scopo di garantire il benessere finanziario del comune cittadino.

Una caratteristica onnipresente del paesaggio socio-economico del Vicino Oriente antico era il pericolo costante affrontato dalle persone comuni di cadere in una situazione di insolvenza irreversibile, con la conseguente necessità di vendere ogni bene materiale, la propria terra e persino la propria libertà. La Torah cerca di porre un rimedio a tutto ciò intervenendo su vari fronti.
Fra le nazioni vicine, il re e le istituzioni sacerdotali detenevano di norma gran parte del territorio. La Torah, invece, non riconosce alcun diritto o privilegio al re o ai ministri di culto per ciò che concerne il possesso di terre. Ai sacerdoti leviti è addirittura negato di possedere terreni arabili in virtù dei loro doveri sacri (Deuteronomio 10:9).

Benché nessun regno possa esistere senza imporre tasse alla popolazione, su questo punto la Torah tace, impedendo così allo Stato di presentare la riscossione delle tasse come un dovere sacro, come avveniva in molte nazioni limitrofe. Per quanto riguarda invece i tributi riservati al Tempio, la quantità di tasse che la Torah esige dal popolo ebraico è nettamente inferiore a quella che veniva richiesta dai culti imperiali delle altre popolazioni. È stabilito inoltre che una determinata tipologia di tassa (la decima del raccolto) non sia trattenuta dal Tempio, ma che sia distribuita ai bisognosi (Deuteronomio 14:28-29). Nasce così il primo programma di tassazione destinato a  finalità sociali.

La riforma economica prevista dalla Torah comprende anche una concezione del tempo del tutto nuova. I calendari di tutti i popoli si basano da sempre sui ritmi astronomici percettibili attraverso la semplice osservazione della natura: giorni, mesi, stagioni  e anni. Nessuno, prima della Torah, aveva mai introdotto il concetto di settimana, né tanto meno quello del Sabato, il settimo giorno. Durante il Sabato nessuno può compiere alcun lavoro; si tratta di un giorno di riposo per tutti: ricchi, poveri, uomini, donne, servi e lavoratori. Inoltre, nel settimo anno, chiamato “anno sabbatico”, è previsto il condono dei debiti, e i poveri ottengono il libero accesso ai campi agricoli. Il tempo, nella Torah, contribuisce alla creazione di una vera società egualitaria.

Non esiste alcun potere, né politico, né regale, né religioso, che possa trarre particolare vantaggio dal programma innovativo della Torah, un programma che si contrappone alle rigide divisioni gerarchiche e che introduce una nuova comprensione della legge, dell’economia e dell’identità nazionale. È difficile pensare che ci sia mai stato un documento tanto rivoluzionario, senza alcun vero precedente da cui trarre ispirazione. Tutto ciò conduce il sottoscritto a vedere davanti a noi un testo contrassegnato dal marchio della divinità.

Rabbi Dr. Joshua Berman
Articolo originale: http://www.aish.com/sp/ph/How-the-Torah-Revolutionized-Political-Thought.html

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