Vayishlach: la lotta di Yaakov

lotta

E Yaakov rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’alba. Quando l’uomo vide che non riusciva a vincere contro di lui, gli colpì l’articolazione dell’anca; l’articolazione dell’anca di Yaakov si slogò mentre lottava con lui. L’uomo disse: “Lasciami andare, poiché è spuntata l’alba!”. Yaakov disse: “Non ti lascerò andare se non mi benedirai!” L’uomo gli disse: “Qual è il tuo nome?”. Disse: “Yaakov”. L’uomo disse: “Il tuo nome non sarà più Yaakov, bensì Israel, poiché hai lottato con Dio e con gli uomini e hai prevalso”. Yaakov domandò e disse: “Dimmi, per favore, il tuo nome”. L’uomo disse: “Perché chiedi il mio nome?” e lì lo benedisse. Yaakov chiamò quel luogo Penièl [il Volto di Dio], “Poiché ho veduto Dio faccia a faccia e la mia vita è stata risparmiata”.

La Parashah di Vayishlach (Genesi 32:4 – 36:43) contiene uno degli episodi più enigmatici dell’intera narrazione biblica. Il patriarca Yaakov (Giacobbe), di ritorno nella terra di Caanan, si prepara con timore all’imminente incontro con suo fratello Esav. Yaakov, che aveva lasciato la casa paterna vent’anni prima proprio per sfuggire all’ira del suo gemello, è ora costretto a mettere in salvo la propria famiglia e a inviare doni ad Esav nel tentativo di ottenere la sua benevolenza.

Durante la notte che precede l’incontro, il patriarca si trova a lottare contro un personaggio misterioso la cui identità non ci viene rivelata chiaramente dal testo. Costui è dapprima chiamato semplicemente ish, cioè uomo, o individuo, anche se il racconto lascia poi intendere che non si tratti di un comune avversario umano. Yaakov gli chiede infatti una benedizione, e così l’essere ignoto, ormai sconfitto, conferisce persino un nuovo nome al patriarca. Lo scontro si protrae fino alle prime luci del mattino, in una dimensione che sembra quasi onirica. Non a caso Maimonide ritiene che l’intera scena si sia svolta in una visione, non nella realtà fisica.

Gli antichi Maestri (Bereshit Rabbah, Rashi), spiegano che il personaggio che aggredì Yaakov era il Sar Esav, cioè il rappresentante spirituale di Esav e del popolo che da lui discende. Questa interpretazione deriva dall’idea (presente nella tradizione ebraica, nel Libro di Daniele e nelle arcaiche credenze dei popoli mesopotamici) secondo cui ogni nazione del mondo ha un angelo che è associato ad essa e che la rappresenta davanti al Creatore.

Dopo la narrazione della lotta, il testo ci dice che Yaakov ha  visto “Il Volto di Dio (El) e che ha combattuto “contro Dio (Elohim) e contro gli uomini (anashim)”. Sappiamo che i termini El e Elohim possono anche indicare genericamente persone dotate di grande potenza e autorità, ma in questo caso sembra esserci una stretta connessione tra Dio e l’angelo affrontato da Yaakov, che ha il potere di benedire il patriarca e di modificare il suo nome, esattamente ciò che Dio stesso aveva fatto con Abramo molti anni prima (vedi Genesi 17:5). Il Profeta Osea, nel ricordare il racconto della lotta di Yaakov, ci pone davanti alle stesse espressioni ambigue: “Nel grembo materno [Yaakov] prese il fratello per il calcagno e nella sua forza lottò con Elohim. Sì, lottò con l’Angelo e vinse” (Osea 12:4-5). Qualcosa di simile avviene in un passo del Libro dei Giudici, in cui la Bibbia narra l’apparizione di un angelo a un uomo chiamato Manoah: “Allora Manoah si rese conto che quello era l’Angelo di Hashem. Manoah disse quindi a sua moglie: «Noi moriremo certamente, perché abbiamo visto Dio» (Giudici 13:22). Si può dunque affermare, alla luce di questi brani, che tra Dio e l’Angelo non sia posta una netta distinzione. Ciò non dovrebbe affatto stupirci se comprendiamo che, mentre i popoli pagani immaginavano che il mondo fosse governato da forze superiori indipendenti (spesso anche in contrasto fra loro), nel monoteismo biblico, al contrario, la Volontà dell’Unico Dio regna sovrana in tutto l’universo; in questa prospettiva, la Torah non contempla l’esistenza di altre divinità o di esseri spirituali con un proprio potere, ma parla invece di angeli (in ebraico malachim), cioè emissari, semplici inviati con l’incarico di eseguire il proposito del Creatore. Spesso, come avviene probabilmente in questo caso, gli angeli sono una sorta di manifestazione attraverso cui Dio si mostra agli uomini. Una definizione eccellente è quella fornita da Elia Benamozegh: «Gli angeli appaiono come estensioni della Divinità nella natura, come la Sua reale Presenza, oppure, come dice il Midrash, essi sono i suoi stessi arti e i suoi organi».

Più che basarci su riflessioni teologiche e religiose, per cogliere il significato profondo del racconto dovremmo ricorrere piuttosto alla psicologia. Lo scontro con l’angelo, come spiega Rabbi Jonathan Sacks, rappresenta soprattutto una lotta interiore che Yaakov deve affrontare. In una notte insonne, di solitudine e di ansia, il patriarca è messo davanti al fantasma del suo passato, ai propri timori e all’immagine mentale di suo fratello Esav. Molti anni prima, Yaakov aveva agito con l’inganno, sottraendo la benedizione paterna a Esav attraverso sotterfugi. Ora egli è chiamato invece a confrontarsi con le conseguenze delle sue azioni in maniera diretta, senza più fughe e travestimenti. In fondo, la contesa con l’angelo non è che un’anticipazione profetica e spirituale di ciò che avverrà il giorno seguente, quando Yaakov incontrerà Esav e dovrà superare i suoi errori del passato. In quell’occasione, egli dirà infatti al fratello: “Ho visto la tua faccia, come si vede la faccia di Dio” (33:10), esattamente ciò che Yaakov aveva dichiarato dopo essere sopravvissuto alla lotta con il suo avversario (32:31). Il testo evidenzia così il legame tra i due eventi, i quali devono essere letti l’uno alla luce dell’altro.

Mentre il nome Yaakov può richiamare in ebraico il concetto di inganno, l’assegnazione del nuovo nome, Israel, rappresenta invece un riscatto per il patriarca, che ora ha dimostrato di meritare davvero la primogenitura e la benedizione. Per questo anche la nazione dei discendenti di Yaakov sarà chiamata per sempre Israele, in onore delle sofferenze, delle lotte e del trionfo dell’uomo che affrontò la sfida dell’esilio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...