Perché gli Ebrei non credono in Gesù?

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Perché gli Ebrei non credono in Gesù? Questa domanda ha attraversato gli ultimi duemila anni della storia del mondo facendo nascere riflessioni teologiche, dibattiti, persecuzioni, pregiudizi e ogni sorta di violenza.
In fondo, però, se si mettono da parte i preconcetti culturali, la questione diviene meno complicata di quanto si potrebbe pensare. Forse, per avere finalmente una risposta che sia capace di fare luce e non di creare nuove tenebre, bisognerebbe considerare innanzitutto il fatto che l’Ebraismo è molto più antico del Cristianesimo, e che dunque sarebbe più giusto partire dalla domanda inversa: perché gli Ebrei dovrebbero credere in Gesù? Esistono validi motivi che possano portare un Ebreo ad accettare la fede nel Messia del Cristianesimo?

Per rispondere a quest’ultimo interrogativo, dobbiamo elencare le argomentazioni principali che i cristiani utilizzano per tentare di dimostrare la messianicità di Gesù di Nazareth:

  1. Gesù è il Messia poiché ha adempiuto le antiche profezie bibliche.
  2. Gesù è il Messia perché ha compiuto miracoli.
  3. Gesù è il Messia perché chi crede in lui sperimenta la salvezza nella propria vita.

I predicatori cristiani, a qualsiasi corrente religiosa o denominazione appartengano, basano spesso la loro predicazione su questi tre punti quando si propongono di annunciare la loro dottrina. Bisogna dunque prendere in esame ciascuna di tali argomentazioni per verificarne la validità e per poter comprendere la posizione dell’Ebraismo su questo tema.

1 – Le profezie messianiche

Poiché gli Ebrei religiosi accettano già la Bibbia ebraica (o “Antico Testamento”) come testo sacro, per i cristiani risulta importantissimo dimostrare la messianicità di Gesù servendosi delle promesse della Torah e delle parole degli antichi profeti. Se si vuole fare in modo che un Ebreo accetti la fede cristiana, è necessario partire proprio dalle Scritture ebraiche, che costituiscono apparentemente un “terreno condiviso” tra Ebraismo e Cristianesimo. Non a caso i Vangeli insistono molto sul fatto che Gesù avrebbe portato a compimento, nel corso della sua vita, le profezie bibliche già note al popolo d’Israele:

Cominciando da Mosè e da tutti i profeti, [Gesù] spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. (Luca 24:25-27);
Poi disse loro: «Queste sono le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: che si dovevano adempiere tutte le cose scritte a mio riguardo nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi» (Luca 24:44).

Tuttavia, se si analizzano attentamente tutte le profezie citate dai Vangeli, non è difficile comprendere che in realtà nessuna di esse è stata davvero adempiuta da Gesù. Ciò che molto spesso gli autori del Nuovo Testamento compiono è una vera e propria distorsione delle parole dei Profeti, in particolare estrapolando singole frasi dalla Bibbia ebraica per sottrarle al loro contesto originario in modo da forzarne il significato.
Un esempio molto noto lo troviamo nel Vangelo di Matteo, in riferimento al racconto della nascita di Gesù:
Tutto ciò avvenne affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore, per mezzo del profeta che dice: «Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio» (Matteo 1:22-13).

La profezia qui menzionata è tratta dal Libro di Isaia, in cui leggiamo:
Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà e darà alla luce un figlio e gli porrà nome Emmanuele (Isaia 7:14).

Dunque il profeta aveva davvero preannunciato la nascita di Gesù di Nazareth dalla vergine Maria?
La risposta si può ottenere soltanto leggendo il contesto in cui si colloca la frase citata dall’evangelista Matteo. Il capitolo 7 di Isaia tratta della guerra tra il re Achaz e i suoi nemici, il re d’Assiria e il re di Israele. Secondo il racconto, Dio rivelò ad Achaz che la guerra sarebbe stata vinta, e che, di conseguenza, egli non avrebbe avuto nulla da temere (vedi Isaia 7:1-7). A testimonianza di questa promessa, il profeta Isaia diede al re un segno, rappresentato dal bambino chiamato Emmanuele:
Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà e darà alla luce un figlio e gli porrà nome Emmanuele. Egli mangerà panna e miele fino a quando saprà rigettare il male e scegliere il bene. Ma prima che il fanciullo sappia rigettare il male e scegliere il bene, il paese che temi a motivo dei suoi due re sarà abbandonato. 

Alla luce di tutto ciò, appare evidente che il brano in questione non ha nulla a che fare con Gesù o con il Messia. Inoltre, la parola che il Vangelo traduce con “vergine” (parthenos in greco, come riportava già la LXX), nel testo originale ebraico è in realtà almah, che significa semplicemente “giovane donna”. Nel tentativo di collegare la profezia alla nascita verginale di Gesù, i cristiani si servono quindi di una traduzione errata.

Un caso ancora più clamoroso lo troviamo nel capitolo successivo del Vangelo, dove si parla della fuga in Egitto dei genitori di Gesù:
Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e rimani là finché io non ti avvertirò, perché Erode cercherà il bambino per farlo morire». Egli dunque, destatosi, prese il bambino e sua madre di notte, e si rifugiò in Egitto. Rimase là fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta [Osea], che dice: «Ho chiamato il mio figlio dall’Egitto» (Matteo 2:13-15).

Secondo Matteo, questo importante avvenimento della vita di Gesù era stato predetto dal profeta Osea, circa cinquecento anni prima, e ancora oggi, in molte pubblicazioni cristiane, questa profezia viene presentata come una “prova” della messianicità del Nazareno. In realtà è sufficiente una rapida occhiata al brano di Osea (qui citato fuori dal contesto) per capire che il profeta non stava affatto parlando di Gesù o della sua famiglia:

Quando Israele era un fanciullo, io l’amai e chiamai il mio figlio dall’Egitto. Ma più li chiamavo, più si allontanavano da me, hanno sacrificato ai Baal e hanno bruciato incenso alle immagini scolpite. […] Il mio popolo tende ad allontanarsi da me; malgrado invocano l’Altissimo, nessuno di essi lo esalta. (Osea 11:1-7).

Il figlio chiamato dall’Egitto non è Gesù, ma il popolo d’Israele, paragonato ad un fanciullo. In questi versi il profeta rimprovera il popolo infedele a Dio e condanna l’idolatria dilagante. Un simile discorso non può essere in alcun modo applicato al Messia o ad una fuga in Egitto da parte di una famiglia perseguitata.

Dal Vangelo di Matteo possiamo trarre anche un ultimo esempio di distorsione delle profezie bibliche, quello relativo all’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino:
Quando furono vicini a Gerusalemme, giunti a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio che si trova davanti a voi; e subito troverete un’asina legata e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. […] Ora questo accadde affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta [Zaccaria], che dice: «Dite alla figlia di Sion: Ecco il tuo re viene a te mansueto, cavalcando un asino, un puledro, figlio d’asina» (Matteo 21:1-5).

Ancora una volta è indispensabile considerare la profezia all’interno del brano da cui è stata estrapolata, per comprendere se essa possa davvero essere applicata a Gesù:
Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme! Ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile e cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Io farò scomparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme; gli archi di guerra saranno annientati. Egli parlerà di pace alle nazioni; il suo dominio si estenderà da mare a mare, e dal Fiume fino all’estremità della terra. […] Poiché io piego Yehudah come un arco, armo l’arco con Efraim, e solleverò i tuoi figli, o Sion, contro i tuoi figli, Grecia, e ti renderò simile alla spada di un eroe (Zaccaria 9).

Il contesto parla chiaramente di una guerra che coinvolge le tribù di Yehudah e Efraim, i popoli vicini e la Grecia. Il profeta annuncia l’arrivo di un re liberatore che porterà la vittoria ed instaurerà un regno di pace. Nessuno di questi elementi è compatibile con le vicende narrate nel Vangelo.
Per risolvere queste e tutte le altre incongruenze, molti cristiani ricorrono alla teoria dei “doppi adempimenti”, o “doppi significati”. Secondo tale concezione, alcune profezie avrebbero due significati distinti: uno “storico” e uno più “spirituale” relativo a Gesù. È tuttavia chiaro che, seguendo una simile congettura, le profezie bibliche potrebbero essere sfruttate per dimostrare qualsiasi cosa. Una prova della messianicità di Gesù non può essere costruita tramite la teoria dei “doppi adempimenti”, ma dovrebbe invece essere basata sul contesto e risultare almeno coerente con il significato reale del passo biblico.

Lo stesso metodo di stravolgere e travisare le Scritture ebraiche è utilizzato dall’apostolo Paolo nelle sue epistole, che costituiscono la sezione più ampia del Nuovo Testamento.
Nella lettera ai Romani, Paolo cita un verso del Deuteronomio e lo interpreta in maniera incredibilmente forzata:
Questo comandamento che oggi ti prescrivo non è troppo difficile per te, né troppo lontano da te. Non è in cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo per portarcelo e farcelo ascoltare, perché lo mettiamo in pratica?”. E non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi passerà per noi di là dal mare per portarcelo e farcelo ascoltare, perché lo mettiamo in pratica?”. Ma la parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica (Deuteronomio 30:11-14).

Il messaggio che la Torah vuole comunicarci in questo brano è molto chiaro: I precetti di Dio non sono troppo difficili per l’uomo, ma sono stati rivelati per essere messi in pratica. Nonostante ciò, nella sua epistola, Paolo sembra ignorare il vero significato del passo del Deuteronomio, e ne offre una spiegazione inaccettabile:
«La parola è vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore». Questa è la parola della fede, che noi predichiamo, poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato (Romani 10:8-9).

In un’altra epistola, l’apostolo distorce anche l’antica promessa divina fatta ad Abramo, nel tentativo di dare un fondamento biblico alle sue dottrine:
Io ti benedirò grandemente e moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia del mare (Genesi 22:17).
Questa benedizione si riferisce ovviamente all’intera discendenza del popolo ebraico; eppure, nella sua interpretazione, Paolo sostiene che essa si applichi in realtà soltanto a Gesù:
Ora le promesse furono fatte ad Abramo e alla sua discendenza. La Scrittura non dice: «E alle discendenze» come se si trattasse di molte, ma come di una sola: «E alla tua discendenza», cioè Cristo (Galati 3:16).

Ogni cristiano onesto dovrebbe chiedersi come potrebbe un Ebreo fedele alla Torah prestare fede a delle argomentazioni fondate su un uso tanto bizzarro della Bibbia ebraica.

Le vere profezie messianiche, quelle che l’Ebraismo riconosce come tali, le troviamo espresse in maniera semplice ed esplicita all’interno delle Scritture. Queste profezie riguardano in particolare:

  • Il ritorno del popolo ebraico nella Terra d’Israele e la fine dell’esilio (Deuteronomio 30:3; Isaia 11:11-12; Geremia 32:37; Ezechiele 36:24).
  • L’instaurazione di un regno di pace per l’intera umanità (Isaia 2:4; Isaia 60:18; Michea 4:3).
  • La ricostruzione del Tempio di Gerusalemme (Isaia 56:6-7; Ezechiele 37:26-27; Zaccaria 14:20-21).
  • La diffusione della conoscenza di Dio fra tutte le nazioni (Isaia 2:3; Geremia 31:34; Sofonia 3:9; Ezechiele 38:23; Zaccaria 8:20-23).

Poiché nessuna delle promesse bibliche appena citate è stata realizzata al tempo di Gesù di Nazareth, gli Ebrei attendono ancora oggi l’inizio dell’era messianica.

2 – I miracoli

Secondo gli scritti del Nuovo Testamento, sia Gesù che i suoi apostoli attiravano grandi folle di discepoli operando guarigioni, segni e prodigi di ogni tipo. Queste capacità soprannaturali vengono presentate nei Vangeli come una prova evidente del fatto che Gesù fosse stato mandato da Dio:
Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome (Giovanni 20:30-31).

La resurrezione, la camminata sull’acqua, la moltiplicazione dei pani e dei pesci e la guarigione dei ciechi sono solo i più famosi dei tanti miracoli descritti nei Vangeli e negli Atti degli apostoli. Tuttavia, tutti questi eventi soprannaturali non possono costituire una prova della messianicità di Gesù, né una garanzia dell’attendibilità della fede cristiana. Ci sono infatti due problemi che rendono inconsistente l’argomentazione basata sui miracoli:

  • Le uniche fonti scritte che parlano dei presunti prodigi compiuti da Gesù sono quelle contenute nel Nuovo Testamento. Non esistono documentazioni storiche o prove di altro genere che possano confermare i racconti dei vari miracoli. I Vangeli, come abbiamo visto, furono scritti con il dichiarato intento di presentare Gesù come il Figlio di Dio. Si tratta perciò di testimonianze tutt’altro che imparziali.
  • La Bibbia ebraica afferma che persino i falsi profeti possono avere la capacità di ingannare il popolo con segni miracolosi. La Torah mette in guardia gli Israeliti contro questi impostori:  Se sorge in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti proponga un segno o un prodigio, e il segno o il prodigio di cui ti ha parlato si avvera e dice: «Seguiamo altri dèi che tu non hai mai conosciuto e serviamoli, tu non darai ascolto alle parole di quel profeta o di quel sognatore» (Deuteronomio 13:1-3; vedi anche il caso degli stregoni egiziani in Esodo 7:11).
    È interessante notare che un’affermazione simile compare anche nel Nuovo Testamento: Sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e miracoli tanto da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti (Matteo 24:24).
    Da ciò si deduce che neppure i presunti eventi soprannaturali possono costituire un fondamento valido per la religione cristiana.
3 – L’esperienza personale della fede

Il motivo principale per cui molti cristiani (in particolare evangelici e pentecostali) dichiarano di credere in Gesù è il valore che la fede assume nella loro vita. I predicatori evangelici non propongono il Cristianesimo come una semplice religione a cui aderire, ma come una relazione autentica con un Salvatore personale che ama tutti gli uomini e che ha liberato il mondo dal peccato con la sua morte in croce.
Il famosissimo pastore battista Charles Haddon Spurgeon, autore di innumerevoli sermoni, scrisse a proposito della sua fede: «Non trovo migliore cura per la mia depressione che confidare nel Signore con tutto il mio cuore, e cercare di realizzare ancora la potenza del sangue di Cristo che parla di pace, e il suo infinito amore nella sua morte sulla croce per seppellire tutte le mie trasgressioni».

Da questa concezione emerge un rapporto con la fede basato sul sentimento, non sul pensiero razionale. È chiaro che da un simile approccio, legato inscindibilmente alle proprie emozioni personali, non è possibile trarre una prova oggettiva. Il Cristianesimo, infatti, non è l’unica religione che offre conforto e speranze di salvezza ai propri fedeli. Per quale motivo la gioia provata da un cristiano pentecostale durante un culto dovrebbe essere diversa da quella di un cattolico che riceve con emozione l’Eucaristia, o da quella di un buddista in estasi nelle sue meditazioni? Con quale criterio i predicatori pretendono che la consolazione della vita eterna della loro fede sia una prova della veridicità del Cristianesimo, se una speranza molto simile è annunciata anche dall’Islam, dallo Zoroastrismo e da molte altre religioni, sette e filosofie?
Se una dottrina è capace di donare conforto, ciò non significa che essa sia fondata sulla verità. Il Cristianesimo, che si autoproclama come la “continuazione” dell’Ebraismo, e che pretende di rappresentare l’adempimento delle promesse messianiche, potrebbe essere accettato dal popolo ebraico solo se risultasse del tutto coerente con il messaggio della Torah. Un confronto accurato tra la Bibbia ebraica e la fede cristiana, condotto senza preconcetti, appare dunque l’unica strada da percorrere se si vuole davvero rispondere a quell’antica domanda che ancora oggi, nella mente di molti, segna una voragine di separazione tra gli Ebrei e tutti coloro che si dichiarano discendenti spirituali di Abramo.

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28 risposte a “Perché gli Ebrei non credono in Gesù?

  1. Ci sono molte argomentazioni che si possono elaborare per consolidare la propria opinione, perchè in realtà si può ragionare all’infinito e trovare sempre un argomento che rafforza la fortezza che abbiamo costruito e che si desidera difendere, ma la verità è per coloro che la cercano veramente, e la luce è per chi non vuole rimanere nelle tenbre. Le profezie si leggono con lo Spirito della profezia, non con la mente umana. Perchè non hai citato Isaia 53, anche questo è riferito a Israele?

    • Prima di tutto grazie del tuo commento.
      Dici che le profezie non si leggono con la mente umana, ma in realtà la nostra mente è l’unica cosa che abbiamo per pensare, ragionare e giungere a delle conclusioni. La pretesa di leggere la Bibbia con “lo Spirito” è spesso un alibi per dare alle Scritture qualsiasi interpretazione ci faccia comodo, o per legittimare il punto di vista dei propri sacerdoti, preti, pastori, anziani ecc.
      Ogni passo biblico, per essere compreso, va studiato accuratamente e visto all’interno del suo contesto. Le varie profezie citate dai Cristiani sono invece estrapolate dal contesto originario e reinterpretate in maniera non coerente.
      Per quanto riguarda Isaia 53, si tratta di un passo più complesso a cui verrà dedicato in futuro un intero articolo.

  2. Sono cristiana e mi sono avvicinata all’ebraismo ,questa conoscenza mi ha convinto che il popolo di Israele deve rimanere fedele alla sua fede perché Gesù Cristo non è venuto per convertire Israele ma per portare tutti i popoli alla Casa di Israele, cosa ne pensa?

    • Non concordo con questa interpretazione. Gesù stesso, in Matteo 15:24, afferma di non essere stato mandato dai pagani, ma solo dalle pecore perdute d’Israele, e in altre occasioni esortò i suoi discepoli a non predicare ai pagani, ma soltanto agli ebrei. Il Nuovo Testamento afferma che Israele deve accettare Gesù per sfuggire alla condanna. La chiamata degli altri popoli arriva solo in un secondo momento (vedi Atti degli apostoli).

      • Quindi, stando alle sue “parole” Dio apparterrebbe solo a voi, quindi da non poter benificiare d’Egli poiché il Signore Iddio e’ esclusivo per gli Ebrei! Bel Dio ingiusto voi credete, poi non lamentatevi se vi tirate addosso le “sciagure” perché proprio voi vi siete sempre ghetizzati! E vergogna dopo che avete messo in croce il figlio di Dio lo rinnegate ancora. Chi scrive quest’articolo fa leva sull’ignoranza dei Cristiani. Il popolo d’Israele fu scelto come esempio e non esclusivo ad un Dio. O vorreste far credere che abbiamo altri Dei su cui poter contare? Non temete ! Le ” NOSTRE” profezie che coincidono con Daniele si stanno avverando. Che lo spirito vi illumini.

      • @Pietro Z.
        Di solito non accettiamo commenti offensivi e fanatici come il suo, ma questa volta ci interessa rispondere affinché gli altri visitatori del sito possano avere un chiarimento.
        Innanzitutto, il sottoscritto non è ebreo. Questo sito non appartiene ad alcuna denominazione religiosa, perciò è alquanto improprio da parte sua parlare come se si stesse rivolgendo all’intero popolo ebraico.
        Inoltre, lei ci attribuisce pensieri che non abbiamo mai espresso. “Il Signore Iddio è esclusivo per gli Ebrei” è una sua affermazione, ma nulla è più falso. Legga il nostro articolo dal titolo “La Torah e i popoli del mondo” e scoprirà che le cose non stanno affatto così. Approfondisca prima di lanciare accuse.

  3. Isaia 53 non è stato scritto da Isaia ma dal Deutero Isaia, e collocabile durante il triste periodo dell’esilio babilonese (verso la fine). Era un ‘discepolo spirituale del suo grande predecessore’. Consiglio di leggere l’ottima traduzione ebraica e le note della Bibbia Ebraica a cura di Rav Dario Disegni , Profeti Posteriori, Giuntina Editore, pag 66 e segg…. e contestualizzarla. Mai estrapolarne i versetti.

    • Purtroppo viene dato spazio alla testimonianza .Le migliaia di testimonianze fornite dai mistici indicano miracoli a profusione che riguardano l’eucaristia .Figure come Padre Pio (ora venerate dalla Chiesa ma osteggiate in un primo tempo) sono la testimonianza della verità del Cristo.I mistici sono coloro che vivono in presa diretta con il Divino.Mi chiedo alle volte se sia stata volontà di Dio che le sacre scritture appaiano cosi’ complicate da interpretare quando il messaggio dovrebbe essere chiaro a tutti.Quando leggo che per interpretare il Corano ci vogliono 20 anni o la sacra Bibbia anche di piu’ forse allora si puo’ dedurre che gli umili e i semplici sono esclusi da tutto questo.Lasciamo a teologi l’arduo compito.Ma se le conclusioni sono cosi’ contrastanti cosa si fa?
      Vi invito quindi ad andare in giro per il mondo e raccogliere le testimonianze .Se le testimonianze convergono in alcuni punti allora riflettete .Lo so .E’ duro demolire le proprie convinzioni .Ma solo le menti aperte riescono a giungere alla verità suprema .Non esiste una contrapposizione tra ebraismo e cristianesimo ,ma solo complementarietà.IL’ebraismo è il fondamento,ma per fare una casa non ci puo’ fermare alle fondamenta ,bisogna andare avanti e costruire la casa .Il cristianesimo è la continuazione dell’opera continuata dall’ebraismo.Quando riusciremo a rendercene conto ?

      • Ogni religione possiede testimonianze di miracoli, conversioni, eventi soprannaturali ecc.
        Il cristianesimo non è l’unico culto ad avere la sua tradizione di mistici carismatici. Secondo la Torah, non sono i miracoli o le suggestioni spirituali a costituire una prova di veridicità della fede. Ogni rivelazione va confrontata accuratamente con la Torah per valutarne la coerenza.
        Da un confronto serio tra ebraismo e cristianesimo si comprende che il secondo, più che la “continuazione” del primo, ne costituisce per molti aspetti la “negazione”.

  4. Mi può indicare nel Nuovo Testamento dove è detto che Israele si deve convertire per evitare la condanna. E quale sarebbe la condanna? Grazie per le sue preziose informazioni. Secondo me voi comprendete veramente cosa c’è scritto nei Vangeli! E’ nel rapporto con Israele che comprendo meglio quello che Gesù ha detto.

    • In Matteo 10:5-6 Gesù ordina ai discepoli di rivolgere la loro predicazione agli Ebrei, e non ai pagani.
      Paolo in Romani 10 dice chiaramente che gli Ebrei hanno bisogno di essere salvati.
      1 Giovanni 2:23 afferma che chi non crede nel Figlio (Gesù) “non ha neanche il Padre”. Ci sono tanti altri versetti come questi.
      Voglio precisare che quello che ho qui riportato è il punto di vista del Nuovo Testamento, non il mio personale, in quanto il sottoscritto non appartiene alla fede cristiana.

  5. Sono d’accordo che la predicazione doveva iniziare dagli Ebrei perché la salvezza viene dalla Casa di Israele. E Gesù è venuto solo per le pecore perdute (sottinteso che ce n’erano delle altre sulla retta via).
    Per questo io affermo che Gesù è venuto a portare tutte le genti ad Israele: “Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra, si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli” SALMO 21:28
    Il capitolo 10 della lettera ai romani di san Paolo sta tra il 9 e l’11 in cui si dice ” Essi sono Israeliti e possiedono l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione (!), il culto, le promesse, i patriarchi; ” cap.9:4
    ” D-io avrebbe ripudiato il suo popolo? Impossibile!” cap.11:1
    La legislazione noi cristiani l’abbiamo persa, mentre è rimasta intatta in Israele.
    Noi conosciamo il Figlio per la sua potenza e la sua gloria ma solo conoscendo Israele possiamo veramente comprenderlo e comprendere il Padre.
    Abbiamo bisogno di Israele per ritrovare le nostre radici e” se è santa la radice , lo saranno anche i rami. Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, essendo oleastro, sei stato innestato al loro posto, diventando partecipe della radice e della linfa dell’olivo, non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te.” Romani 11:16-18

  6. Certo gli apostoli avevano un sogno: quello di convertire tutto Israele perché con la forza di Cristo potesse guidare tutti gli altri popoli.
    Ma D-io non ha voluto così, è evidente! Ha voluto preservare Israele così come Lui desidera, e noi cristiani dobbiamo riconoscere la radice santa da cui siamo nati e da cui non possiamo prescindere.

  7. Non mi è ancora chiara una questione, ma è sicuramente per colpa mia. Fermo restando che Gesù non era per gli Ebrei il Messia, come considerano Gesù gli Ebrei? Un profeta (come ad esempio avviene per gli islamici)? Un uomo giusto? Un punto di riferimento per le sue virtù? O solo un ebreo come gli altri,. magari peccatore? Grazie.

    • L’Ebraismo non ha un punto di vista ufficiale sulla figura di Gesù. Pensatori diversi hanno opinioni altrettanto diverse a riguardo. Di certo non viene considerato un profeta né una figura escatologica.

  8. L’errore della signora Laura, secondo me, è quello di partire dal presupposto che il Dio ebraico è il vero Dio Altissimo, cioè il vero Creatore. Infatti le ipotesi le avete menzionate tutte meno una.. Inoltre faccio notare che l’ Era Messianica, secondo quello che emergerebbe dalle rivelazioni bibbliche del V.T., riconduce ad un Era di Pace Mondiale simile a quella predicata dai fautori dell’ Nuovo Ordine Mondiale che, secondo invece le profezie bibliche del N.T., sarebbero l’inizio dell’era dell’Anticristo. Questa strana coincidenza, darebbe ancora più credito al fatto che in effetti Gesù non è per niente il loro Messia (e ciò a prescindere da tutte le discrepanze bibbliche trattate su questo sito). Gli Ebrei, in realtà, sono convinti che domineranno il mondo grazie a questa figura di Messia. Il Dio ebraico, in realtà, non fa promesse di vita eterna ma promette beni materiali cioè un benessere di cui beneficiare in questo mondo, mentre Gesù individua nel “mondo” il suo peggiore nemico, incentrando tutta la sua predicazione intorno alla questione prettamente spirituale della salvezza dell’ Anima. Il Dio Bibblico ricorre anche a stragi umane per condannare gli infedeli, mentre il Dio di Gesù condanna gli infedeli alla “seconda morte”, quella spirituale. Per questo gli Ebrei, escludono ogni possibilità che il loro Dio possa aprirsi anche ai non circoncisi, fino almeno al tempo dell’ Era Messianica, la quale, secondo le profezie bibbliche, sarà un era di Pace che segnerà il trionfo della razza ebraica. Ricapitolando il tutto, si capisce bene come la profetica venuta dell’ Anticristo, vada a coincidere perfettamente con l’ Era Messianica degli Ebrei e di come la polemiche tra ebraismo e cristianesimo, in realtà, nasconda ben altri scenari.

    • Che il Cristinaesimo dichiari di fondarsi sulla rivelazione della Bibbia ebraica (chiamato dai cristiani Vecchio Testamento) è indiscutibile. Stando a quanto affermato dai Vangeli, il Dio di Gesù è lo stesso identico Dio della Torah e dei Profeti.
      L’era messianica, secondo le parole dei profeti dell’Ebraismo, non segna alcun “trionfo della razza ebraica”. Il Dio dell’Ebraismo, al contrario di quanto dichiari nel tuo commento, non è “aperto solo ai circoncisi”. Tutt’altro. Ti invito a leggere il nostro articolo introduttivo intitolato “La Torah e i popoli del mondo” per iniziare a liberarti di questi falsi miti sul presunto razzismo ebraico.

  9. Pace a tutti,
    a dire il vero non mi trovo del tutto d’accordo; di profezie che si sono verificate ce ne sono a centinaia; lo stesso Gesù disse “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento” (Mt. 5:17) e anche “In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto” (Mt. 5:18).
    Leggo inoltre nel vostro testo (che riporto) la seguente frase: “È interessante notare che un’affermazione simile compare anche nel Nuovo Testamento: Sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e miracoli tanto da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti (Matteo 24:24).”; la domanda mi sorge spontanea: ma in un articolo in cui si cerca di spiegare come Gesù non sia il Messia, come si possono usare le parole utilizzate proprio da quest’ultimo a sostegno di questa tesi?
    Per quanto riguarda Isaia 53, riporto la parte saliente, che mi sembra evidente parli del Cristo: «Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare col patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia. Era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. E, nondimeno, eran le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui s’era caricato; e noi lo reputavamo colpito, battuto da Dio, ed umiliato! Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione. Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognuno di noi seguiva la sua propria via; e l’Eterno ha fatto cadere su lui l’iniquità di noi tutti.»
    Il parere più diffuso oggi sostiene che il «Servo di Dio» non è il Messia, ma il popolo d’Israele, o una sua parte. Sul popolo d’Israele sarebbero caduti i dolori descritti qui. Questa interpretazione di Isaia 53 è però insostenibile per vari motivi del contenuto:
    – Quando mai ha sofferto il popolo d’Israele, o una sua parte, per i peccati di altri? Neanche uomini giusti come Noè, Daniele e Giobbe avrebbero potuto farlo, come attesta Ezechiele 14:12-20;
    – Può forse essere detto di un qualsiasi Ebreo, a parte il Messia, che «non aveva commesso violenze né v’era stata frode nella sua bocca?» (Isaia 53:9)
    – Quando mai il popolo d’Israele, o una parte di esso, è stato nel sepolcro di un ricco, anziché in uno posto fra i malfattori? (Isaia 53:9)

    Grazie per la disponibilità e saluti,
    Marco

    • Caro Marco, grazie del tuo commento.
      Hai scritto che Gesù avrebbe adempiuto centinaia di profezie. Ebbene, uno studioso delle Scritture che abbia a cuore l’accuratezza delle interpretazioni e il contesto originario biblico non può condividere una simile affermazione. In questo articolo abbiamo analizzato solo alcune delle presunte profezie adempiute da Gesù, ma lo stesso discorso si può applicare anche a tutte le altre che qui abbiamo dovuto tralasciare.

      Il verso “Sorgeranno falsi cristi e falsi profeti…” è stato citato qui solo per mostrare che anche i Vangeli ammettano la possibilità che un falso profeta possa operare miracoli, rendendo quindi infondata l’affermazione secondo cui “Gesù è il Messia perché ha compiuto miracoli”.

      Per quanto riguarda le tue osservazioni su Isaia 53, potrai trovare una risposta nel seguente articolo: https://sguardoasion.wordpress.com/2015/07/29/isaia-53-risposta-alle-obiezioni-cristiane/
      Ti invito anche a leggere il nostro commento verso per verso all’intero capitolo 53 che trovi qui sul sito.

      Shalom.

      • Grazie della risposta, capovolgo la domanda allora, Gesù, a mio modesto avviso è risorto, come confermato anche dallo storico Giuseppe Flavio nell’opera Antiquitates Judaicae», che egli scrisse per i Romani, affinchè questi fossero meglio informati sugli Ebrei e sulla loro religione. In essa egli si pronuncia brevemente sul giudizio e sulla risurrezione del Signore Gesù: «In tal tempo (cioè quello di Pilato, 26-36 d.C), apparve Gesù, un uomo sapiente, taumaturgo che compì molte opere miracolose e fu maestro per gli uomini, che accettavano volentieri la verità. Guadagnò alla sua causa molti Ebrei e anche molti Greci. Quest’uomo era il Messia. E dopo che Pilato l’ebbe condannato a morte su incitamento dei nostri propri capi, quelli che lo amavano non lo abbandonarono. Giacché egli apparve loro di nuovo vivente, dopo tre giorni …». Quale altra persona è mai riuscita a fare ciò? Anche non volendo credere ad una cosa (soprannaturale) come questa, perché i 500 testimoni (vedi 1. Corinzi 15:3-9) avrebbero mai dovuto arrivare a “sacrificare” la propria vita solo per amore in Dio e Cristo? Avrebbe avuto senso fare tutto ciò solo per una menzogna da loro eventualmente messa in atto?
        Una curiosità invece, immagino che gli ebrei, basandosi su quello che io conosco come AT, credano nella presenza dello spirito Santo; come opera secondo loro lo spirito di Dio?
        Pur rimanendo nella mia opinione dopo aver letto quanto scritto nel link, apprezzo la gentilezza e la velocità della risposta e ti invito, fratello Shalom, a dare un occhio ( con calma, poiché piuttosto lungo) alle centinaia di profezie di cui parlavo, presenti al seguente link: http://camcris.altervista.org/profezie.html .
        Salutoni ancora e che (il nostro comune) Dio ci protegga sempre.

      • Conoscevo già l’articolo dal sito Camcris che hai riportato. Ti cito cosa dice il seguente articolo: “Sembra cosa alquanto paradossale quando si constata che nell’8° secolo a.C. Iddio fece preannunciare dal profeta Osea che il Messia sarebbe venuto dall’Egitto”.

        Ora, se hai letto attentamente il nostro articolo “Perché gli Ebrei non credono in Gesù?” potrai capire bene che un’affermazione simile su Osea è inaccettabile per un Ebreo e per chiunque legga la Bibbia nel suo contesto. Come si può infatti dichiarare che Osea “preannunciò che il Messia sarebbe venuto dall’Egitto”, quando è chiaro che Osea non dice nulla di simile?
        Tutte le profezie che Gesù avrebbe adempiuto si confutano con questo stesso procedimento: guardare al contesto originario. Non bisogna estrapolare i versetti dal brano in cui sono inseriti, altrimenti si rischia di far dire alla Bibbia tutto ciò che vogliamo.

        Per quanto riguarda invece Giuseppe Flavio, è opinione condivisa dagli storici che il passo da te citato delle Antichità Giudaiche sia stato interpolato da scribi cristiani. Una versione più attendibile e non interpolata dello stesso passo è probabilmente quella tramandata dalle fonti arabe.
        Considera inoltre che Giuseppe Flavio non era cristiano, e che per lui il Messia era Tito Flavio Vespasiano, come dice altrove nella sua opera.

  10. Torno invece sul mio primo commento, in quanto mi sono accorto solo ora di non aver ricevuto risposta sulla prima parte relativa al NT.
    Grazie

      • Riporto di seguito le domande a cui non ho avuto riscontro, con l’aggiunta di un altro paio non menzionate:
        1) Gesù disse “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento” (Mt. 5:17) e anche “In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto” (Mt. 5:18).
        Non solo Gesù ne parla (il primo esempio che mi viene in mente è la lettera agli Ebrei scritta da Paolo nel capitolo 11 parlando dei vari esempi di fede dell’AT).
        Perché allora tra i commenti vedo che scrivi che il NT è la negazione dell’AT?
        2) Una curiosità invece, immagino che gli ebrei, basandosi su quello che io conosco come AT, credano nella presenza dello spirito Santo; come opera secondo loro lo spirito di Dio? Come si manifesta?
        3) Perché tutti i seguaci di Cristo del tempo, soprattutto i testimoni oculari, avrebbero dovuto basare la propria fede su una menzogna, arrivando addirittura ad accettare di essere uccisi per tale fede (i cosiddetti martiri)? Io personalmente se mi dovessero minacciare di morte e so che sto dicendo una bugia, ritratto e dico la verità; accetto la morte solamente se sono certo trattarsi di verità.

        Aggiungo altre 3 domande:
        4) Ho letto tra i commenti che non ti consideri ebreo e che ci sono diverse idee su chi sia stato Gesù: mi riesci a dire la tua personalissima opinione?
        5) Una frase che mi ha colpito tanto diverso tempo fa (trovata in una canzone cristiana inglese) è stata “io sono morto per voi, voi vivete per me?” (ovviamente la riporto in italiano); ti giro la domanda;
        6) siamo tutti d’accordo sul libero arbitrio, già presente nell’AT; perché allora ad esempio gente come Paolo, o Stefano, sono stati rispettivamente minacciati di morte (atti degli apostoli cap.23) ed uccisi (atti degli apostoli cap. 6) dai Giudei solo perché la pensavano in maniera diversa? Ez. 3-18,19 dice che bisogna correggere ed avvisare il prossimo se sta sbagliando, ma non obbligarlo a credere in ciò che si pensa né tanto meno ucciderlo. Che la verità fosse celata nelle parole degli “apostoli” e che queste prole non erano “comode” per gli ebrei, che sono dovuti ricorrere a tali azioni?

        Perdona tutte queste domande ma sono davvero “affamato” della parola di Dio.
        Grazie ancora e buone feste,
        Marco

      • 1) Non c’è dubbio che il NT citi le Scritture ebraiche. Tuttavia ciò non significa necessariamente che il messaggio cristiano sia coerente con la Torah. Tanti pensatori nel corso della storia hanno citato la Bibbia a sostegno delle proprie tesi, tesi talvolta ripugnanti come l’inferiorità dei neri.
        2) Lo spirito di Dio nell’Ebraismo è legato alla profezia. Non capisco concretamente cosa vuoi sapere.
        3) Paolo non dice che i cinquecento testimoni siano stati messi a morte. Dice soltanto che alcuni di essi erano già morti al tempo in cui scriveva l’epistola.
        Per quanto riguarda gli apostoli, molti di essi furono effettivamente condannati a morte dai Romani, ma per quale motivo? Quale verità essi difesero fino alla morte? Le fonti apocrife non sono considerate attendibili dagli storici a causa dell’epoca tarda in cui furono composte e del loro carattere leggendario. Molti martiri della storia della Chiesa non conobbero mai personalmente Gesù, né furono testimoni della sua resurrezione.
        Considera inoltre che il sacrificio di un uomo non dimostra assolutamente nulla: pensa ai terroristi, che sono pronti a farsi esplodere per una verità che ritengono certa e indiscutibile. Naturalmente non sto paragonando i martiri cristiani ai terroristi di oggi, non fraintendermi.
        4) La mia personalissima opinione, che potrà anche cambiare nel corso del tempo, è più o meno questa: Gesù era un giovane maestro ebreo mistico con una cerchia di seguaci. Il suo desiderio di schierarsi contro la corruzione, le ingiustizie sociali e l’eccessivo formalismo religioso lo portarono a scontrarsi contro le autorità dell’epoca, che lo denunciarono ai Romani. Dopo la sua morte, come è accaduto con altri personaggi carismatici della storia ebraica, i suoi seguaci non si sono rassegnati, e hanno continuato a ritenerlo il Messia. Il Cristianesimo come oggi lo conosciamo è il frutto di una progressiva evoluzione di concetti e dottrine, partita proprio dalla non-rassegnazione degli apostoli.
        5) Mi stai chiedendo quindi se io vivo per Gesù? Chiaramente la risposta è no.
        6) Bisognerebbe ascoltare anche “l’altra campana”: Atti degli apostoli è un testo che celebra la prima comunità apostolica, dunque non è imparziale. Comunque tieni conto che nella Giudea del I secolo dilagavano la corruzione e le tensioni politiche con il governo imperiale. Quindi non trarre dalle azioni delle autorità dell’epoca delle conclusioni generali sull’Ebraismo.

  11. Perdonami ma non riesco a cliccare sul tasto “rispondi”;
    1) il NT non parla mai di inferiorità di nessuno, tutt’altro, parla di uguaglianza e fraternità; che poi le persone l’hanno utilizzata in maniera impropria, bè siamo d’accordo, ma ciò non cambia quel che vi è effettivamente scritto sulla Bibbia;
    2) quel che voglio capire è, secondo te, al giorno d’oggi lo Spirito di Dio, che non si può negare sia presente, come si manifesta? Voglio dire, avrai un’opinione sull'”utilità” di oggi dello Spirito, fammi sapere se non mi spiego bene;
    3) ovviamente il sacrificio dei terroristi è differente, anche perché questi ultimi lo fanno per uccidere la gente, mentre i martiri venivano uccisi, non facendo alcun male; detto questo circa tutti gli apostoli sono effettivamente morti “non naturalmente” ma uccisi, e quindi, senza ripetere il concetto, significa che erano sicuri di ciò che predicavano;
    4) e 5) nulla da dire, si tratta di opinioni personali 🙂
    6) vero che non è imparziale, ma come negare ciò che è successo? Comunque non faccio di tutta l’erba un fascio ci mancherebbe.
    Grazie per l’attenzione

    • 1) Quello dell’inferiorità era solo un esempio per farti capire che non basta dichiarare di basarsi sulla Bibbia. Bisogna anche dimostrare che il proprio pensiero sia coerente con quello delle Scritture. L’idea che l’essere umano sia irrimediabilmente peccatore e che necessiti della fede nel sacrificio di un messia morto in croce per avere la grazia di D-o, ad esempio, non è un’idea coerente con la Torah.
      2) Nel Tanakh lo “spirito” indica a volte l’azione diretta e invisibile di Dio (in generale), altre volte indica l’ispirazione della profezia. Non colgo altri significati.
      3) Non importa, dal punto di vista del nostro discorso, se lo facciano per uccidere la gente o per fare del bene: ciò che conta è che essi sono sicuri al 100% della veridicità della loro fede, fino al punto da essere disposti addirittura a togliersi la vita.
      Gli apostoli sono stati uccisi, ma per quale motivo esattamente? Di solito i cristiani venivano messi a morte perché si rifiutavano di adorare l’imperatore e di offrire sacrifici agli dèi, atti che sarebbero proibiti anche a qualsiasi ebreo, e infatti anche tanti rabbini persero la vita per lo stesso identico motivo.
      6) Anche se gli eventi narrati negli Atti siano del tutto veritieri dal punto di vista storico (cosa di cui dubito altamente), non vedo in essi alcuna prova della veridicità della fede cristiana.

      • Va bene, ero solo curioso di conoscere il pensiero altrui, ti ringrazio per il dialogo, tanto vi dovevo, dato che nel mio credo colui che considero figlio di Dio mi insegna “andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 19-20).
        E’ stato un piacere,
        salutoni

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