Gezel (Furto)

gezel

La proibizione del furto comprende l’appropriazione illecita dei beni altrui, il rapimento, lo stupro e ogni tipo di frode. È vietato negare il salario dovuto a un dipendente, agire in modo disonesto e falsificare pesi e misure.

Questo precetto condanna qualsiasi tipo di appropriazione illegale, sia di persone che di oggetti, e per estensione anche l’inganno.
Il rispetto della proprietà altrui assume un significato ancora più elevato se consideriamo che, secondo la concezione della Torah, tutto ciò che esiste nel mondo appartiene in realtà soltanto a Dio; dunque l’uomo non ha il diritto di ritenersi padrone dei beni di cui dispone, e meno che mai di quelli dei suoi simili.

Origine biblica del precetto

Secondo i Maestri, la prima formulazione del divieto del furto risale alla distinzione, posta da parte di Dio nel racconto della Creazione, tra ciò di cui l’uomo poteva usufruire e ciò che invece gli era proibito (vedi Genesi 1:29 e Genesi 2:16).

Il furto sembra essere il peccato dominante della generazione del Diluvio, che viene definita «piena di rapina (chamas)» (Genesi 6:11).

Nella narrazione dei rapporti degli antichi patriarchi con i loro contemporanei pagani, il furto viene condannato in più occasioni (vedi Genesi 30:33, 31:32 e 44:8).

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